Un piccolo saggio dedicato al rapporto tra nutrimento, desiderio e rappresentazione. Ne “Il latte delle immagini”, Olivier Leplatre, professore di letteratura francese e studioso dei rapporti fra parola e immagine, parte da “Il lupo e la volpe”, la favola di La Fontaine, per spiegare tale rapporto. La scena è nota: una volpe affamata scorge nel fondo di un pozzo quello che crede essere un formaggio. La luce della luna le gioca un brutto scherzo: non è un formaggio vero, ma il suo riflesso. Eppure la volpe non ha dubbi.
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Ha fame, molta fame, e ciò che vede è sufficiente a trasformare un’immagine in un oggetto del desiderio. È proprio qui che il libro comincia a diventare interessante. La volpe non mangia il formaggio, ma prima ancora di raggiungerlo lo ha già “mangiato” con gli occhi. L’immagine, insomma, non si limita a mostrare qualcosa: può provocare un appetito, alimentarlo, perfino ingannarlo.
Leplatre chiama questo fenomeno “iconofagia”, cioè il desiderio di consumare le immagini e, attraverso di esse, ciò che rappresentano. Un’espressione che potrebbe sembrare astratta, ma che trova continuamente conferme nella nostra esperienza quotidiana. Basta pensare a una fotografia di un piatto di pasta, a una pubblicità di un dolce o alle immagini perfettamente costruite che sui social trasformano il cibo in un oggetto da desiderare prima ancora che da assaggiare.
Per dimostrarlo, l’autore attraversa opere e artisti lontani nel tempo e nella sensibilità, da Vincenzo Campi a Jeff Wall. Non costruisce una storia tradizionale della rappresentazione del cibo, ma mette in fila immagini capaci di suscitare nello spettatore una reazione fisica, un impulso, una forma di desiderio. Il risultato è una piccola galleria ideale nella quale il cibo diventa una porta d’ingresso per parlare dell’arte. Con questo piccolo saggio, Leplatre non pretende di offrire una teoria definitiva dell’immagine e non costruisce un sistema chiuso. Preferisce seguire una pista, quella dell’appetito, e vedere dove conduce. La sua intuizione più riuscita è forse proprio questa: davanti a un’immagine, oltre agli occhi, ci sono il corpo, la memoria, il desiderio, persino la fame.
Roberto Campagna



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