Le origini, la memoria familiare e il legame profondo con Sezze sono al centro di “Vita di strada”, il romanzo autobiografico di Sandy Medioli, autrice nata e cresciuta nel comune lepino e oggi residente a Rivalta di Torino.
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Sandy Medioli è nata e cresciuta a Sezze, in provincia di Latina. Vive a Rivalta di Torino con il marito Francesco e la figlia Sara. Di formazione infermiera, con un master in Cure Palliative e Terapia del Dolore, lavora in hospice presso l’Istituto IRCCS di Candiolo. Ogni giorno, accanto ai suoi pazienti, ha imparato che le storie hanno un valore profondo: non sono solo i fatti a contare, ma il significato che portiamo dentro. Vita di strada nasce da una promessa fatta ai suoi nonni: scrivere la loro storia, perché restassero le loro voci e le radici da cui veniamo.
Il libro nasce da questa promessa: raccontare la loro storia, conservarne le voci e restituire dignità alle radici da cui tutto ha avuto inizio. In queste pagine intime e personali, l’autrice ripercorre la storia della propria famiglia, tra affetti, ferite, arte, lutto e memoria, costruendo un racconto in cui il passato non è mai soltanto ricordo, ma presenza viva nelle scelte, nei gesti e nel modo di affrontare la vita.
Al centro della narrazione c’è una casa con la porta sempre aperta, luogo simbolico dell’infanzia e dell’appartenenza. Ci sono una nonna silenziosa, dai gesti austeri, e un nonno teatrante, capace di trasformare i versi d’amore in una forma di preghiera laica. Attorno a loro prende forma una famiglia segnata da palcoscenici, viaggi, passioni intense e legami difficili da spezzare.
Il racconto attraversa anche il dolore della perdita, quello che divide l’esistenza in un prima e un dopo. Un’esperienza che Sandy Medioli rilegge anche attraverso il proprio percorso professionale: infermiera, con un master in Cure Palliative e Terapia del Dolore, lavora in hospice presso l’Istituto IRCCS di Candiolo. Proprio accanto ai pazienti e alle loro famiglie, l’autrice ha imparato il valore delle storie e della vicinanza nei momenti più fragili.
Il romanzo è dunque un omaggio alla famiglia, ai nonni e a quel patrimonio umano che ogni persona porta con sé. Una storia che parte da Sezze e arriva fino all’esperienza quotidiana della cura, ricordando che ciò che siamo nasce sempre da chi ci ha preceduto.




