Più che una semplice raccolta di aneddoti, Vino/Vinile di Luca Fassina è un viaggio dentro un banchetto visivo in cui cibi e bevande diventano chiavi di lettura dell’immaginario musicale. Si tratta di cibi e bevande che compaiono in alcune copertine di dischi come elementi simbolici, provocatori o evocativi. Copertine che così diventano tavole imbandite su cui ogni elemento ha un peso preciso.
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«Sono abbastanza certo – scrive l’autore nell’introduzione – che se vi chiedessi di chiudere gli occhi e pensare all’immagine di un disco che rappresenti il cibo, non pochi mi parlerebbero di una famosissima banana, probabilmente quella che campeggia sulla copertina realizzata da Andy Warhol per i Velvet Underground. Se siete collezionisti di dischi, potreste citarmi l’edizione del 1975 di “Banana Moon” di Daevid Allen, con un suo efficace autoritratto».
Oltre alla banana di Andy Warhol, nel libro sono citate altre copertine di dischi come, per esempio, quella della torta scomposta e inquietante di “Let it Bleed” dei Rolling Stones, che mescola ironia, eccesso e decadenza, quella degli gli spaghetti evocati dai Guns N’ Roses che racconta un’estetica sporca e istintiva, mentre quella della pentola di serpenti di “Cook” della PFM apre a suggestioni rituali e quasi mitologiche.
«Vi-no/Vinile – afferma Fassina – è iniziato sulle note di “Come Taste the Band” (1975), unico disco della Mark IV dei Deep Purple, nel quale si vede una grande coppa colma di liquido ambrato creata da Castle, Chappel & Partners. Nel retro di questo gatefold (insolito per un disco singolo) si vede il bicchiere vuoto macchia-to di rossetto, a suggerire che qualcuno ha “assaggiato” e forse gradito la band. L’idea del vino continua nell’inner sleeve che riporta i testi delle canzoni decorata con foglie e grappoli d’uva, il tutto scritto in un bel viola vinaccia».
L’autore si muove con naturalezza tra generi musicali, epoche e luoghi diversi. Rock, metal, progressive, punk e pop convivono senza gerarchie, perché ciò che conta non è lo stile musicale in sé, ma il modo in cui l’immagine delle copertine dialoga con il suono. Il libro poi contiene anche ricette, che trasformano l’esperienza di lettura in qualcosa di concretamente multisensoriale.
Infine Fassina ricorda che quella volta che Steve Hackett dei Genesis venne criticato per un disco acustico dopo tanti anni di musica elettrica rispose: «La musica è come una grandissima tavola imbandita con ogni ben di Dio. Tu arrivi a questo party e ti piace tutto, ma ti fermi a mangiare il primo piatto che incontri a non vai oltre».
Roberto Campagna



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