Il Brent che torna a quota 100 dollari al barile è il segnale che i mercati non volevano vedere. Nel pomeriggio di martedì 23 settembre le Borse europee hanno invertito la rotta, trascinando al ribasso anche i futures americani, Nasdaq compreso. Il cambio di passo del petrolio — con il WTI che punta verso i 91 dollari — ha ridisegnato in pochi minuti il sentiment di una seduta che si era aperta in tono più moderato.
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A Piazza Affari il bilancio si ferma a -0,44%, con le vendite che si concentrano su Unipol, in calo del 2,45%. Il gruppo assicurativo bolognese paga una giornata difficile per il comparto finanziario, mentre le altre piazze europee registrano perdite analoghe: Francoforte cede lo 0,75%, Parigi lo 0,32%, Londra limita il ribasso allo 0,17%.
Sul podio del listino milanese spiccano tre nomi che raccontano storie diverse. Ferrari guida con un +1,19%, confermando la sua capacità di muoversi in modo quasi indipendente dalle turbolenze di mercato grazie alla forza del brand e alla solidità dei margini. Moncler segue con +1%, mentre Eni sale dello 0,86%, paradossalmente avvantaggiata proprio dal rimbalzo del petrolio che punisce il resto del listino.
Caso interessante quello di Pirelli, che chiude in linea col mercato a -0,33% nonostante due notizie potenzialmente positive: l’annuncio di un miliardo di euro di investimenti negli Stati Uniti e il rafforzamento nell’azionariato da parte di Tronchetti Provera. Il mercato ha scelto di non premiare nessuna delle due, in una giornata in cui il rumore di fondo del petrolio ha coperto tutto il resto.


