Il re di Norvegia Harald V è morto all’età di 89 anni, dopo 35 anni di regno. Dal 17 agosto era ricoverato in ospedale per curare una rara malattia del sangue, l‘anemia emolitica. Gli succede il figlio Haakon. Harald nacque nel 1937 e fu il primo re norvegese a nascere in Norvegia da oltre 600 anni, in un Paese che per oltre sei secoli non fu indipendente, ma sottoposto ai sovrani di Danimarca e poi di Svezia. Un dettaglio che dice già molto di lui: Harald non era un re per caso, era un re per vocazione, cresciuto con la consapevolezza di rappresentare qualcosa di più grande di una dinastia.
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Da bambino, fra il 1940 e il 1945, dovette fuggire all’estero a causa dell’occupazione della Norvegia da parte dei nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Un’infanzia segnata dall’esilio che lo formò profondamente, e che forse spiega quella capacità di stare vicino al suo popolo nei momenti più difficili: durante il suo regno ottenne un certo riconoscimento internazionale per l’autorevolezza dimostrata nell’affrontare alcune crisi nazionali come la strage di Utøya e la pandemia di Covid.
Ma Harald V non era solo un re istituzionale. Era anche un atleta di livello mondiale. Prima di diventare re partecipò alle Olimpiadi del 1964, del 1968 e del 1972 nella vela, ma vinse anche i mondiali nel 1987. Notevole anche la vittoria degli europei nel 2005 quando era già re da 14 anni, e nel 2008 vinse un trofeo mondiale riservato alle imbarcazioni d’epoca con uno yacht storico del 1938 ereditato da suo padre. Un uomo che sapeva cosa significava competere, e che portò quella stessa determinazione nel suo ruolo pubblico.
La modernità di Harald emerge chiaramente da un discorso che fece nel 2016 per i 25 anni del suo regno, in cui sottolineò come nell’identità nazionale norvegese siano incluse persone di diverse origini, orientamenti sessuali e fedi religiose. Parole che in molti Paesi europei sarebbero ancora considerate coraggiose.
Negli ultimi anni però la casa reale norvegese ha dovuto fare i conti con alcuni scandali, legati soprattutto ai controversi rapporti tra la principessa ereditaria Mette-Marit e il finanziere Jeffrey Epstein, e alla condanna di suo figlio Marius Borg Høiby a quattro anni di carcere per stupro e violenza domestica, definito il più grosso scandalo della storia della corona norvegese.
Harald lascia un Paese che lo ha amato, una monarchia che ha saputo reinventarsi, e un trono che passa ora a Haakon. La persona seguente nella linea di successione è la figlia di Haakon, Ingrid Alexandra.


