I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Savona, su delega della Procura della Repubblica, hanno eseguito decreti di sequestro preventivo nei confronti di 22 imprenditori, prevalentemente di origine cinese, attivi nel commercio all’ingrosso e al dettaglio di abbigliamento e operanti in 14 regioni italiane.
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L’operazione, denominata «China Express», ha portato complessivamente alla denuncia di 190 persone e ha coinvolto circa 200 società. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le imprese segnalate avrebbero movimentato somme per circa 1,5 miliardi di euro.
L’indagine è iniziata da una verifica fiscale eseguita nei confronti di un centro estetico di Albenga. Il titolare, pur essendo privo di magazzino, dipendenti e capacità economiche adeguate, avrebbe emesso fatture per la vendita all’ingrosso di abbigliamento a 204 società italiane ed estere, per un ammontare complessivo di circa 20 milioni di euro.
Le successive attività investigative avrebbero fatto emergere l’utilizzo di numerose fatture per operazioni inesistenti da parte di imprese attive nel commercio di abbigliamento e bigiotteria. I documenti fiscali, secondo gli inquirenti, riportavano descrizioni generiche dei beni e dei servizi, senza indicazioni precise sulle quantità, sui prezzi o sui prodotti ceduti.
Secondo l’ipotesi accusatoria, le società avrebbero utilizzato le fatture false per dedurre costi, detrarre indebitamente l’IVA e acquistare merce in nero da rivendere a prezzi inferiori rispetto a quelli di mercato, con effetti distorsivi sulla concorrenza. Le imprese destinatarie dei sequestri avrebbero movimentato, tra il 2017 e il 2025, volumi d’affari per circa 700 milioni di euro.
Le ispezioni fiscali condotte nel Lazio, in Lombardia, in Piemonte e in Toscana hanno consentito di contestare, allo stato delle indagini, basi imponibili evase ai fini delle imposte dirette e dell’IVA per circa 116 milioni di euro.
Nel corso dell’inchiesta sarebbe inoltre emerso il ricorso a soggetti prestanome, formalmente intestatari delle aziende ma privi di competenze imprenditoriali e disponibilità economiche. Le indagini finanziarie avrebbero consentito di individuare i presunti amministratori di fatto, alcuni dei quali titolari di ingenti patrimoni mobiliari e immobiliari.
I sequestri hanno riguardato disponibilità finanziarie, azioni, quote societarie, fondi comuni e polizze assicurative per oltre un milione di euro, oltre a preziosi, gioielli, borse e orologi di lusso. Sotto sequestro anche otto immobili di pregio, tra cui un appartamento nel complesso milanese del Bosco Verticale, una villa con piscina a Guidonia Montecelio e un attico con piscina nel quartiere romano dell’Eur. Il valore complessivo dei beni è stato quantificato in oltre 7 milioni di euro.
Al termine delle attività sono state inoltre cessate d’ufficio dall’Agenzia delle Entrate 105 partite IVA caratterizzate da numerose irregolarità amministrative e tributarie, in diversi casi riconducibili a società apri e chiudi costituite, secondo gli investigatori, per emettere fatture false.


