Il nuovo libro di Matteo Chiavarone, “A Bologna con Francesco Guccini” (Giulio Perrone Editore), procede come una lunga passeggiata che parte da via Paolo Fabbri e attraversa la città che è stata il cuore pulsante di generazioni in fermento. L’autore sceglie una strada precisa: non quella della biografia lineare del cantautore, ma quella della risonanza. Ogni luogo evocato — un’osteria, una strada del centro, una piazza percorsa di notte, un angolo appartato dell’università — diventa occasione per guardarsi dentro e rileggere le canzoni di Guccini come specchi esistenziali, cronache poetiche di un’epoca e riti laici capaci ancora oggi di unire generazioni lontane.
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Le sue canzoni non sono qui semplici colonne sonore: sono dispositivi della memoria, mappe interiori, linguaggi condivisi attraverso cui riconoscersi. Ed è proprio questo uno degli aspetti più riusciti del libro: la capacità di mostrare come Guccini continui a parlare a età differenti, a pubblici diversissimi, mantenendo intatta quella tensione morale e narrativa che ha reso la sua opera qualcosa di più della sola canzone d’autore. Circa Bologna, in questo libro emerge una città mitica, una città della militanza e delle osterie, delle discussioni infinite e delle solitudini studentesche, delle nebbie emotive e degli slanci ideali.
Ma il libro trova il suo momento più intenso quando il percorso urbano si allontana dalla città per inerpicarsi verso l’Appennino e raggiungere Pàvana, il borgo dove Guccini vive oggi. Qui il racconto cambia passo, si fa più contemplativo, quasi elegiaco. Pàvana non è soltanto il rifugio del cantautore: è il luogo delle radici profonde, della memoria che resiste al tempo, del ritorno necessario dopo il lungo viaggio della vita.
Docente di Lettere, Matteo Chiavarone è fondatore della casa editrice indipendente romana Ensemble. Collabora con importanti realtà editoriali e culturali ed è autore di diversi libri in poesia, prosa e saggistica. Con Giulio Perrone ha pubblicato “A Trieste. Passeggiate letterarie da James Joyce a Claudio Magris” e le raccolte poetiche “Gli occhi di Saturno” e “Blanchard close”. Alcuni suoi testi sono tradotti in francese e spagnolo.
Roberto Campagna




