Il sottosegretario Durigon, con l’enfasi di un annuncio epocale, ha proclamato urbi et orbi la prossima riapertura della tratta ferroviaria Terracina-Roma.
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Lo ha fatto con tale sicumera da dipingere nella mente uno scenario perfetto: «Immaginate il fischio del capotreno, le valigie che rotolano sul marciapiede, i bambini per mano alle mamme, i pendolari che corrono verso il vagone per non perderlo e il viaggiatore con la bottiglietta d’acqua, il termos del caffè e la classica scatola di mozzarelle da portare ai parenti a Roma».
Un quadro così vivido da sembrare una festa della rotaia. Anzi, un ritorno alla speranza. Peccato che, come recita il vecchio adagio — perfettamente in tema natalizio — «passata la festa, gabbato lo santo, del resto, l’Epifania tutte le feste porta via», comprese le promesse.
Ecco perché, cari concittadini, possiamo goderci panettone e brindisi, ma la tanto sbandierata riapertura della stazione ferroviaria di Terracina rischia, ancora una volta, di rivelarsi per ciò che è: «una promessa da calendario», destinata a svanire con l’ultima fetta di panettone, buona solo per le luci delle festività natalizie e già sbiadita all’arrivo della Befana.
«In certi annunci, l’unica cosa che corre davvero è la fantasia», sottolinea Arcangelo Palmacci, Segretario Provinciale di Azione e locale di Terracina in Azione. Più che un viaggio su rotaie “riaperte”, sembra l’ennesimo viaggio verso il nulla: più che un binario, un binario morto.
Onorevole Ministro, onorevole Sottosegretario: va bene che siamo nel pieno delle feste, periodo in cui tutti siamo un po’ più buoni, ma sono festività natalizie, non Carnevale. I terracinesi possono essere pazienti, magari indulgenti… ma non sono né fessi né creduloni.
«Non basta qualche intervista ben piazzata o una dichiarazione in pieno spirito natalizio per sanare anni di disattenzioni e ritardi», ribadisce Palmacci. Qui non si parla di folklore, ma di diritto alla mobilità, di sviluppo del territorio, di rispetto per le comunità.
Per questo chiediamo serietà e responsabilità. «Le istituzioni devono smettere di promettere ciò che non sono in grado — o non hanno intenzione — di mantenere». Perché, a furia di giocare con gli annunci, si perde non solo la faccia, ma anche la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nella democrazia. E quella, purtroppo, «non viaggia né su rotaie né su binari. Una volta persa, non torna più».


