La Locandiera di Carlo Goldoni, una delle commedie più celebri del teatro italiano, sarà in scena al
Teatro Anfitrione di Roma dal 18 al 23 marzo 2025. La regia è affidata a Marco Belocchi, con
Maria Teresa Pintus nel ruolo della vivace Mirandolina.
Mirandolina, ragazza non più giovane, gestisce in Firenze una locanda ereditata dal padre, insieme
al fedele servitore Fabrizio, cui è legata da una promessa di matrimonio fatta al padre prima che
morisse. Nella locanda il Conte d’Albafiorita e il Marchese di Forlimpopoli, clienti entrambi
innamorati di lei, si contendono le sue attenzioni, usando le armi che hanno a disposizione: i soldi
uno e il titolo nobiliare l’altro. La donna però riesce con intelligenza e arguzia ad arginare i
corteggiamenti, consentendosi di tanto in tanto (quando i limiti della convenienza lo consentono) di
ricavarne anche qualche piccolo dono.
Un altro cliente della locanda, il Cavaliere di Ripafratta, dichiara invece con forza il suo
disprezzo verso le donne, e tratta addirittura con boria Mirandolina. Ella dunque, offesa dalla
misoginia del Cavaliere, si sente sfidata nel suo potere di seduzione e decide di mettere in atto tutte
le sue arti per farlo capitolare.
Tra equivoci e inganni, movimentati anche dall’arrivo in locanda delle due commedianti
Ortensia e Dejanira, Mirandolina riesce nell’intento di far innamorare il Cavaliere, che accortosi
dell’inganno diventa perfino pericoloso. Tutto si ristabilisce quando Mirandolina accetta di sposare
Fabrizio, mettendo fine quindi alle pretese di tutti gli altri corteggiatori. Ma come in altre opere
goldoniane la fine degli intrighi porta con sé un’ombra di malinconia.
NOTE DI REGIA
In quella che è forse una delle più belle e fortunate commedie della drammaturgia italiana,
Goldoni affronta un tema insolito, ma ancora estremamente attuale: il ruolo della donna nella
società. Egli pone a confronto due immagini del genere femminile situate agli antipodi: mostra da
un lato uno stereotipo incarnato da due commedianti frivole e compiacenti, la cui arte seduttiva
nasconde un modo di sopravvivere in una società dove certamente l’uomo, nobile o borghese che
sia, detiene il potere. D’altro canto propone una donna forte e indipendente, Mirandolina, che
mostra di poter ottenere tutto ciò che desidera: inoltre dirige una locanda, sceglie con chi maritarsi e
con chi divertirsi e riesce a tenere testa persino ad un misogino radicale, rappresentante di un ideale
maschile che afferma di poter vivere senza le donne.
Ma i temi che mette in campo l’autore sono in realtà molteplici: la decadenza di una nobiltà
depauperata di valori e sostanze, l’ascesa di un ceto cittadino e imprenditoriale, il rapporto tra
commedia dell’arte e commedia riformata. Sono anche questi i meriti della Locandiera e forse non a
caso viene rappresentata ininterrottamente da più di duecento anni, vedendo cimentarsi nel ruolo di
Mirandolina le più grandi attrici del teatro italiano.
Nel nostro allestimento, agile e dinamico, grazie ad una scena che denuncia uno scoperto
meccanismo teatrale, ai costumi che giocano con un settecento reinventato, abbiamo voluto mettere
in luce anche la parte più oscura della commedia, senza indugiare in facili vezzi rococò, ma
puntando sui personaggi, i loro moti interiori, le loro strategie seduttive, le passioni incontrollabili,
talvolta la loro crudeltà. E il finale, apparentemente risolutivo, che lascia invece un che di amaro,
tanto da farne un testo imparentato quasi più col dramma che con la commedia giocosa.



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