Proseguono a Sezze le iniziative per sostenere la ricerca della verità sul caso dell’omicidio in Egitto di Giulio Regeni, il ricercatore dell’università di Cambridge rapito, torturato e ucciso tra il mese di gennaio e quello di febbraio del 2016. Il 29 aprile è prevista l’udienza preliminare per 4 agenti della National Security egiziana accusati dei fatti. In vista di questo importante appuntamento che potrebbe svelare verità tenute finora nascoste, Daniele Piccinella, tra i più attivi a Sezze nel ricordo di Regeni, ha lanciato un’iniziativa spiegata dallo stesso:
“Vorrei che in questi giorni la mia comunità setina si sentisse parte di questo processo di verità e giustizia. Per questo vorrei chiedere a tutti un gesto per Giulio, per dichiarare l’amore per la giustizia. Lo chiedo ai liberi cittadini, all’amministrazione comunale, alle tante associazioni presenti sul territorio, alle scuole di Sezze, ai commercianti, ai ragazzi di esporre qualcosa di giallo (il colore di Giulio) dalla propria abitazione o attività, di portare un segno giallo rappresentato da un disegno, da un fiore, un nastro o qualsiasi altra cosa alla panchina gialla che abbiamo nello spazio antistante della scuola elementare di Piagge Marine, magari anche dei selfie vicino alla panchina per comunicare la voglia di verità e giustizia. Per dare visibilità e valore a tutto questo vi chiedo di pubblicarle questi piccoli e semplici gesti sulle vostre pagine social inserendo questi hashtag: #29aprilescortaperGiulio #veritapergiulioregeni #sezzepergiulioregeni”.
Un modo pulito, civile ma incisivo per sostenere la verità, che tanti in Italia attendono da 5 anni, soprattutto i genitori di Regeni, che non hanno mai smesso di battersi nel ricordo del loro figlio morto senza un motivo a 28 anni: “Il silenzio del governo egiziano sul caso Regeni è uno schiaffo ai nostri valori di giustizia e libertà tanto professati e poco applicati dai nostri governi. Il regime – ha spiegato sempre Piccinella – continua a calpestare i diritti umani e ad arrestare giovani attivisti come Patrick Zaki, studente dell’Università di Bologna”.




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