Compie oggi 70 anni uno di quei momenti della storia dei Monti Lepini passata agli onori della cronaca internazionale: lo sciopero alla rovescia che portò inizialmente circa 30 persone a manifestare per i propri diritti, poi fino a 600, uomini e donne soprattutto di Roccagorga, Sezze e Priverno, che si recarono su quell’area chiamata Strada della Palude e iniziarono a lavorare a titolo gratuito per costruire quella che attualmente si chiama via della Pace e che conduce Roccagorga e Sezze dai Prati a Ceriara. A parlarne e a ricordare quel 5 marzo 1951, tra gli altri, è stato Giulio Cammarone, agente della Polizia Locale di Roccagorga e grande appassionato della storia dei territori lepini, oltre che autore del libro “Annales”, che ricorda la storia politico-amministrativa della sua città:
“Il 5 marzo del 1951 – ha spiegato Cammarone – i carabinieri a bordo di due camion, armi alla mano, si presentarono sulla spianata dei Prunacci, ai piedi della collina di Colamico e arrestarono 23 persone, tra cui molte donne che avevano fatto da scudo agli uomini impedendo la loro cattura. Le persone arrestate furono condotte nelle carceri di Terracina, dove vi rimasero per una settimana. Intanto il partito comunista, attraverso i suoi esponenti più conosciuti, assicurò gli aiuti necessari e la solidarietà a tutti coloro e alle loro famiglie che si trovavano in questa drammatica situazione. I deputati comunisti Pajetta, Natoli, Cinciari Rodano, i giovani cineasti De Santis e Pontecorvo, ma soprattutto Pietro Ingrao, si schierarono al loro fianco e sostennero con forza e determinazione l’azione intrapresa che era in linea con il Piano del Lavoro della CGIL, lanciato nel 1949 da Giuseppe Di Vittorio. Dalla lotta e dalla grande volontà di riscatto sociale, questo modo di lavoro prese forma in gran parte d’Italia attraverso una forte organizzazione di massa pianificata dalla sinistra italiana e venne chiamata “sciopero a rovescio”.
La strada invece, diversamente dai primi elementi di scontro e aspra contrapposizione con l’allora amministrazione comunale e le forze dell’ordine, prese successivamente il nome di via della Pace”. A distanza di 70 anni c’è ancora chi si chiede i motivi per i quali quella protesta inedita, strana per alcuni aspetti, ma straordinariamente nuova e contagiosa che ebbe la forza di animare il coraggio della gente che invece di incrociare le braccia si mobilitava con entusiasmo a lavorare, sia diventata così importante e modello di riferimento nelle lotte per i propri diritti. Probabilmente nemmeno i protagonisti se ne accorsero, impegnati a porre rimedio alla loro condizione di miseria.






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