E’ andato via senza particolari scossoni il primo dei quattordici giorni nei quali Roccagorga sarà considerata zona rossa, a causa dell’aumento esponenziale dei casi di positività al Covid-19 e tenuto conto della presenza della cosiddetta “variante inglese”, un elemento che ha spinto la Regione, di concerto con la Prefettura, l’Azienda Sanitaria Locale di Latina e lo stesso Comune ad adottare questo metodo di restrizione che servirà proprio a contenere il propagarsi dei contagi e a riportare tutto ad una situazione di normalità. Una scelta sicuramente sofferta, ma che alla fine tutti gli attori chiamati a decidere hanno dovuto prendere, per la tutela della cittadinanza e per evitare che il virus si potesse estendere ai territori limitrofi.
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Una scelta che, sebbene condita dalle immancabili polemiche (scaturite da una parte da chi ha ritenuto tardiva la decisione, dall’altra nella gestione della comunicazione della stessa, nel tardo pomeriggio di domenica in attesa della firma da parte del Governatore Zingaretti di un’ordinanza la cui bozza comunque girava da ore), è stata accolta dalla cittadinanza che, considerati i casi in questi giorni sempre in aumento e i dettagli sui due cluster dai quali sarebbero partiti (l’asilo “Salcani” e “La casa del sole” che ospita diversi anziani a Prati), quasi si attendeva una scelta del genere, dopo che Roccagorga si era distinta nella prima fase dell’emergenza sanitaria come modello virtuoso, con pochissimi casi segnalati, mentre in estate i primi campanelli di allarme erano stati spenti agevolmente. Lo stesso sindaco, prima di annunciare formalmente le misure restrittive cui il Comune lepino sarà sottoposto in queste due settimane, aveva ricordato le fasi precedenti, confermando di essersi sentita speranzosa rispetto al peggio che sembrava passato. Così, però, non è stato e ieri mattina alle 6:00, come da specifiche contenute all’interno dell’ordinanza della Regione, le pattuglie delle Forze dell’Ordine si sono sistemate sui 4 punti di accesso alla città, al confine con Priverno su via Rocchigiana e all’imbocco della Strada Statale 609 “Carpinetana” e al confine con Sezze su via Ninfina II, a ridosso dell’imbocco con via Foresta, e su via della Pace.
Carabinieri, Polizia di Stato (entrambi provenienti dai presidi di Terracina), Polizia Provinciale e Polizia Locale hanno presidiato gli svincoli e già nella prima mattinata erano state circa 500 le auto controllate e le autocertificazioni che giustificavano gli spostamenti, la maggior parte dei quali per lavoro. Un impegno importante e un’organizzazione studiata nei minimi dettagli quella messa in campo, con i cittadini che, almeno in questa primissima fase, non hanno fatto storie, mettendosi ordinatamente in fila e rispettando le procedure che si adottano in questi casi. Nel centro storico, invece, a farla da padrona incontrastata è stata la desolazione, quel senso di vuoto che raramente nella centralissima piazza VI Gennaio si percepisce. Poche persone in giro, la maggior parte delle quali con buste della spesa sotto braccio, tutte munite di dispositivi di protezione individuale e ansiose di tornare a casa presto. Lo faranno per 14 giorni, poi si tireranno le somme e inizierà una nuova fase, quella della rinascita e della ripresa delle vecchie abitudini, ma sempre nel rispetto delle regole. L’unica nota stonata in una giornata che comunque passerà alla storia della città lepina è rappresentata dalle dimissioni di Tommaso Ciarmatore dal suo ruolo di responsabile della Protezione Civile. Poche righe per spiegarne i motivi: “E’ stata una mia scelta e per qualsiasi informazione riguardante zona rossa, incendi ed emergenze di qualsiasi tipo, potrete rivolgervi a chi verrà indicato da questa amministrazione”. Nessuna spiegazione ulteriore, ma c’è chi crede che alla base della decisione ci siano divergenze circa l’apertura del Coc, da diverse settimane richieste dalle forze di minoranza, anche con una nota arrivata qualche ora prima dell’istituzione della zona rossa.













