Una storia assurda ma tristemente vera. Una storia di discriminazione, ma anche di scarsa lucidità e di fuga dalle proprie responsabilità, anche quelle minime. La vicenda vede protagonista un bambino di 6 anni di Sezze, vittima innocente più che protagonista, e la sua famiglia. Il piccolo quest’anno ha iniziato a frequentare le scuole elementari, si diverte a fare i compiti ed è come tutti i bambini alla sua età. Ha un solo piccolo problema: soffre di una lieve forma di epilessia, che ogni tanto si manifesta e per la quale sta affrontando una terapia in un centro specializzato di Roma. Lieve, come si diceva, e anche facile da gestire: quando arriva una crisi il piccolo dà dei segnali (un forte mal di testa soprattutto), poi sviene e chi è con lui in tempi rapidi deve somministrargli con una siringa senza ago un medicinale attraverso la bocca.
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La medicina fa effetto subito e lui si addormenta, risvegliandosi due ore più tardi e non ricordando niente di quello che gli è accaduto. Succede raramente, ma succede, tanto che i suoi genitori hanno avvisato la nuova scuola di quali sarebbero state le pratiche da effettuare qualora la crisi si fosse presentata durante le ore di lezione. In tutta risposta, però, è arrivato un vero e proprio muro di gomma da parte dei responsabili dell’istituto. Prima si è pensato a chiedere la disponibilità agli insegnanti di somministrare il farmaco, sempre all’evenienza, al bambino, ma le risposte non sono arrivate e l’unica disponibilità che la scuola ha messo a disposizione è stata quella di permettere l’accesso alla sede scolastica da parte di un genitore o di una persona delegata per la somministrazione del farmaco:
“Come è possibile – si è chiesta la mamma del bambino – visto che io e mio marito lavoriamo e sarebbe impensabile riuscire a raggiungere la scuola in tempo”. In un secondo momento è arrivata la disponibilità di una maestra di un’altra classe a somministrare il farmaco in caso di necessità, tanto da spingere i genitori del bambino a chiedere ed ottenere il trasferimento. Ma non è sufficiente, perché quella maestra disponibile è in classe solo poche ore a settimana e il problema resta il medesimo, considerato che nemmeno tra il personale scolastico si sono evidenziate disponibilità ad aiutare il piccolo. Esclusa a priori l’eventualità di ricorrere ad una figura assistenziale: “Mio figlio – ha spiegato ancora la madre – è come tutti gli altri bambini e non vedo per quale motivo danneggiarlo nella sua crescita evolutiva, quando invece basterebbe un po’ di buon senso”.






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