Tutto fermo a Casal Bruciato a distanza di oltre 12 mesi. Da quel 28 novembre 2019, quando si comunicò che le celebrazioni liturgiche nella chiesetta che si trova a ridosso della migliara 47, che porta il nome di San Lidano e che serve i quartieri a confine tra Sezze e Pontinia, sarebbero state interrotte. Non sono, però, cambiate le abitudini dei fedeli che da quel Natale hanno continuato a vivere la loro religiosità nonostante l’ostilità di una Chiesa che invece di unire, sembra continuare ad imporre e privare, in un contesto di famiglia e fratellanza incomprensibile. La chiesetta di Casal Bruciato è diventata un simbolo di rinascita per chi ha vissuto e vuole tornare tra gli ambienti della parrocchia realizzata con sacrificio nella prima metà degli anni Cinquanta da alcuni residenti della zona, primo fra tutti un fedele riconoscente a San Lidano per la grazia ricevuta durante la malattia di un familiare.
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Le spoglie del beato, patrono della città di Sezze, erano custodite all’interno di una teca proprio nella piccola parrocchia tanto amata dalla comunità, ma chiusa da un parroco che lamentava una scarsa partecipazione da parte dei fedeli. I residenti della zona in questi 12 mesi hanno continuato a sperare nella riapertura: ci sono state iniziative benefiche, la volontà di organizzare una processione, l’intenzione di realizzare iniziative di volontariato per aiutare le fasce più disagiate. Occasioni per convivere la comunità, fatta di persone e famiglie, che vistesi negare ogni forma di aggregazione hanno realizzato momenti conviviali raccogliendo fondi per poter realizzare opere di beneficienza. Per il periodo natalizio è stato realizzato un albero di luci colorate alimentate da una batteria e affissa l’immagine di un presepe, rigorosamente al di fuori della proprietà ecclesiastica.






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