L’ennesima opinione non richiesta sulla Statua di San Lidano

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Mancano poco meno di 48 ore alla riunione del consiglio comunale che decreterà le sorti dell’affaire statua di San Lidano. Il contdown è d’obbligo perché la controversa questione si trascina stancamente da quasi due anni e da allora tiene banco nell’ambito del dibattito pubblico, ormai monopolizzato dalle due agguerrite fazioni: i favorevoli alla realizzazione del progetto di riqualificazione del Belvedere di Santa Maria e i “50” (per dirla con le parole del primo cittadino, Sergio Di Raimo) contrari.

Si direbbe senz’altro un segnale positivo la grande partecipazione e il rinnovato interesse dei più per le tematiche che attengono alla cosa pubblica, se non fosse che le due compagini, come moderni achei e troiani, si sfidano in duello a colpi di “mi piace”, frecciatine e condivisioni, al suon di “o sei con me o contro di me”, concedendo, solo di rado, spazio al confronto moderato e disinteressato. È una dinamica assai nota a chi è solito frequentare i social network, il luogo dove, per antonomasia, si perde il senso della complessità e il dibattito si polarizza in due rigidi estremi opposti. Sono tempi assai duri per chi, come me, al bianco e il nero, preferisce le sfumature di grigio.

Eppure siamo chiamati ad esporci, a scrivere un post, a lasciare un commento, a prendere posizione, perché ai tempi della guerra di Troia la Svizzera neppure esisteva e l’idea di restare neutrali non è contemplata, il rischio è quello di essere tacciati di ignavia, Dio non voglia. E allora eccoci qui, a discutere e inveire sul pomo della discordia nostrano, la famigerata statua. Tutto questo mentre la città attende da anni l’adozione di un piano regolatore generale, la messa in sicurezza delle strade, la cura del verde pubblico, la risoluzione della questione ecomostro e temo di non aver abbastanza spazio per proseguire la lista delle problematiche che, probabilmente, meriterebbero di godere di un interesse preminente rispetto a quello di una singola opera d’arte da collocare in una piccola piazza. Ma le persone, quali divinità moderne di ogni stato di diritto che si rispetti, hanno scelto, come le divinità antiche prima di loro, di dibattere sul pomo della discordia.

In quel caso il risultato fu una sanguinosa guerra, in questo, qualunque scelta decida di intraprendere il consiglio comunale in merito alla questione Belvedere, non comporterà che il permanere dei medesimi problemi che da anni affliggono questa città, salvo ritrovarsi con una cittadinanza che è divisa, divisa su quella che, agli occhi di una ventenne, è una tematica tanto superflua e di poco conto, quanto l’opportunità di donare una mela “Alla dea più bella”.

Ma questa è solo la mia opinione, rigorosamente, non richiesta.

Francesca Leonoro 

 

 

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