Tra le varie voci che in queste settimane soprattutto si stanno alzando sul delicato tema del futuro dei Punti di Primo Intervento, con l’avvicinarsi del 31 dicembre e la possibilità sempre più concreta che vengano depotenziati alcuni e chiusi i più piccoli, se ne segnala una particolarmente importante, quella dell’architetto Antonio Del Duca, 80enne in pensione, che negli anni ‘70 ebbe l’intuizione, insieme ad altri personaggi della società civile e politica dell’epoca, di realizzare a Sezze un ospedale all’avanguardia, che potesse dare quelle risposte dal punto di vista sanitario che il territorio già iniziava a chiedere a gran voce. Tante battaglie per la realizzazione della struttura in via San Bartolomeo, a cominciare dall’ubicazione. E’ lo stesso Del Duca a spiegare: “La nostra idea, insieme a professionisti come Coluzzi e Magnarelli e ad esponenti politici come Giorgi, De Angelis e l’allora sindaco Alessandro Di Trapano, è sempre stata quella di realizzarlo lì, consapevoli che oltre ad un impatto sanitario ne avrebbe avuto uno urbanistico, naturalmente in positivo, a due passi dal centro storico della città. Altri invece – prosegue l’ex architetto – pensavano che la sede migliore fosse quella di Ceriara, tra Sezze e Priverno, per creare un ospedale comprensoriale, che a quest’ora sarebbe già stato chiuso, mentre quello di Sezze per oltre 30 anni è stato all’avanguardia, grazie all’intuizione di alcuni e alla passione di altri, che hanno investito tempo e risorse su questo progetto”. Un progetto ambizioso, complicato, ma che aveva portato i suoi frutti, tanto da essere ricordato come uno dei migliori in provincia e non solo: “Venivano persone – spiega ancora Del Duca – a farsi operare da fuori, da altre regioni addirittura, tanta era la professionalità del nostro “San Carlo”. Poi però abbiamo cominciato a perderlo e le colpe sono di molti, a cominciare da chi non ha fatto pesare gli importanti interventi realizzati al suo interno, come quelli relativi alle fondamenta realizzati da ingegneri che il mondo ci invidiava”. Altri anni, si dirà, ma la consapevolezza che una vita di lavoro venga buttata alle ortiche lascia interdetti: “Sono ovviamente dalla parte di chi oggi legittimamente protesta. La protesta però – conclude Antonio Del Duca – non deve essere soltanto attinente al servizio sanitario che viene tolto o depotenziato, ma deve guardare al futuro, alla stessa idea che oltre quaranta anni fa mosse le nostre azioni, ad un aspetto sociologico ed anche ad uno urbanistico”.
Leggi sullo stesso argomento
ANZIO | Carte d’identità elettroniche, cinque “Open day” a maggio, Lo Fazio: “Andiamo incontro alle esigenze dei cittadini”
PROVINCIA | Giro d’Italia nel Sud Pontino: scatta il piano di sicurezza stradale
LATINA | Al via le domande per l’assistenza educativa specialistica e CAA nei centri estivi





Devi effettuare l'accesso per postare un commento.