La sperimentazione della didattica digitalmente aumentata del Liceo “A. Manzoni” di Latina entra nel vivo. Giovedi 23 febbraio, gli alunni di cinque classi terze e i rispettivi docenti siederanno fianco a fianco negli stessi banchi per imparare ad imparare e insegnare ad insegnare, nelle aule allestite nella modalità 3.0. E’ la fase più propriamente laboratoriale del percorso di formazione iniziato tre anni fa e guidato dai professori Paolo Ferri e Stefano Moriggi dell’Università Milano Bicocca. «La scuola dovrebbe essere l’agenzia che insegna ai nativi digitali a diventare sapienti digitali. I docenti italiani sono bravi, ma insegnano soprattutto in modo analogico con una modalità che va dal centro alla periferia e poi lo studio a casa. I nativi, invece, sono abituati, soprattutto per i videogiochi, a muoversi dentro gli schermi facendo delle cose». E’ quanto sostiene Paolo Ferri, professore ordinario di Teoria e tecniche dei nuovi media e Tecnologie per la didattica presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Milano-Bicocca, dirige il LISP (Laboratorio informatico di Sperimentazione Pedagogica) e l’Osservatorio Nuovi Media NuMediaBios, autore di numerose pubblicazioni sul rapporto tra media e società, tra cui ricordiamo La scuola digitale (Bruno Mondadori 2008), Nativi digitali (Bruno Mondadori 2011), Bambini e computer (Rizzoli Etas 2006), Digital Kids (Rizzoli Etas 2008), Il bambino e gli schermi , curato insieme al filosofo della scienza Stefano Moriggi (Guerini e Associati, 2016). La rivoluzione culturale da cogliere, allora, per gli insegnanti, i genitori e gli alunni — e che il Liceo Manzoni intende affrontare fattivamente – non è quella, banalmente, di imparare ad usare il computer o qualche programma a rapida obsolescenza, quanto piuttosto quella di utilizzare criticamente la tecnologia educando ad una oramai ineludibile cittadinanza digitale.
Latina, la sperimentazione della didattica digitalmente aumentata del “Manzoni” entra nel vivo




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