L’intervista ad Alessandro Battilocchio, il più giovane Eurodeputato

8 minuti di lettura

Alessandro Battilocchio è stato tra il 2004 e il 2009 il più giovane eurodeputato del Parlamento Europeo. Ex Sindaco del Comune di Tolfa, eletto quando aveva appena 23 anni, è da sempre impegnato in progetti sociali in Italia e all’estero. Grande amico del popolo del Saharawi numerose sono state l’iniziative a loro difesa. Grande conoscitore degli ambienti europei lo abbiamo intervistato per avere un suo punto di vista su diverse questioni, anche di politica nazionale, nel momento in cui l’Europa è sempre più bersaglio di critiche ed attacchi.

Rispetto al passato l’opinione che i cittadini hanno dell’Unione Europea è molto peggiorata. Sembrerebbe la reazione di un amante tradito, dal grande amore al grande gelo. Perché secondo Lei l’Europa è sempre meno amata?
Le ragioni sono molteplici. Sicuramente l’Unione Europea, che pure porta avanti tante cose egregie, si è troppo burocratizzata. E questa idea, un po’ grigia, delle istituzioni comunitarie chiuse nei loro palazzi a ragionare sulla larghezza dei buchi delle reti da pesca, è purtroppo passata nell’opinione pubblica del nostro Paese che tira in ballo Bruxelles solo quando si tratta di quote-latte, caro-euro o battute (infelici) di qualche leader europeo sull’Italia. Quindi, pur essendo uno degli Stati fondatori, sin dal 1957, il nostro Paese , anche per sue colpe, è sicuramente oggi tagliato fuori da alcuni processi decisionali e ciò non fa che aumentare la distanza tra le L’Europa ed i cittadini italiani.
I risultati elettorali anche a livello europeo mettono in evidenza che ormai non si gioca più su un piano bipolare (socialisti-popolari), ma su un piano tripolare (socialisti-popolari-euroscettici). Secondo lei è uno schema politico che durerà nel tempo?
A Bruxelles, ormai da parecchi anni, il sistema della grande colazione con PPE e PSE a fianco è la routine. Gli euroscettici ed partiti anti-sistema credo continueranno a giocare un ruolo anche in futuro, almeno fino a quando le Istituzioni comunitarie non saranno in grado, con un’azione incisiva, di contrastare le idee alla base di questi movimenti. Comunque credo lo schema tripolare stia diventando una costante in molti Stati europei, è un dato di fatto.
Lei è molto amico del popolo del Saharawi. Sono innumerevoli le sue iniziative a loro sostegno anche a livello mediatico, penso al coinvolgimento del campione del Barcellona Andres Iniesta, è cambiato qualcosa negli ultimi anni oppure dobbiamo annoverare anche questo popolo come un popolo dimenticato ed abbandonato a se stesso?
Considero il Sahara Occidentale l’ultimo caso di colonialismo in Africa. Una questione dimenticata, a dispetto delle molteplici attestazioni di solidarietà, delle centinaia di mozioni, risoluzioni, decisioni che, dall’ONU al Parlamento Europeo ai consigli comunali di mezzo mondo, hanno ribadito vicinanza a questo popolo e la fondatezza dei loro propositi di libertà ed autodeterminazione. Purtroppo i diritti di questo popolo , pur affermati nelle sedi preposte (si pensi alla Corte internazionale di Giustizia), non vengono riconosciuti e si prosegue nel sopruso che va avanti dal 1975. Non si può fare altro che continuare nel tentativo di far sentire la loro voce e nel dare ai bambini del Sahara occidentale la possibilità di visite mediche ed assistenza sanitaria minima.
Lei è un socialista riformista, c’è spazio per i riformisti in Italia? Qual è ad oggi il partito che meglio li rappresenta?
Io sono un socialista riformista non pentito anche se, ovviamente, mi sento un po’ apolide e non ho vissuto nessuna fase del PSI che chiudeva i battenti quando ero ancora adolescente. Sono rimasto sempre molto vicino a Stefano Caldoro ed all’area riformista che sta in Forza Italia, dove ho sempre trovato rispetto per le nostre idee e la nostra storia. Ma considero legittime tutte le scelte dei socialisti che hanno preso in questi anni strade differenti. La cosa basilare è ritrovarci, anche trasversalmente, sui temi che si legano al nostro backround ed alla nostra sensibilità, per condurre battaglie comuni.
Tra i programmi europei qual è secondo Lei quello più interessante per l’aziende italiane? E soprattutto, sono pronte le imprese e l’associazioni italiane ad intercettare questo enorme flusso di risorse che Bruxelles mette a disposizione?
In Italia, anche a causa di una non buona comunicazione, abbiamo perso nel tempo tantissimi treni in tema di fondi comunitari. Purtroppo il nostro Paese si è fatto cogliere spesso impreparato, anche se vedo alcuni segnali di nuova attenzione, soprattutto tra i giovani, che lasciano ben sperare. Io mi auguro che il nostro Paese su questo ambito sia in grado di fare un salto di qualità, puntando sulla mega scommessa di “Horizon 2020” che rappresenta un’opportunità importante messa a disposizione di imprese, enti locali, realtà produttive e culturali del nostro Paese. Possiamo e dobbiamo provarci.

Lidano Lucidi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: