Sembrava rientrato l’allarme, sollevato circa una settimana fa, sulla presenza di eternit, lastre di amianto, in via Sorana, su uno dei rampanti della strada che collega i Colli di Sezze a Ceriara e alla vecchia 156 dei Monti Lepini, molto utilizzata da setini e non per raggiungere la pianura. Nel corso della settimana, dopo la segnalazione sui social network, corredata da foto che mostravano la situazione in cui si trovava l’area, qualcuno è intervenuto e sembrava tutto tornato alla normalità, almeno a prima vista. Ma così non è stato e ad un’analisi più attenta della curva sui cui si trovava l’eternit si è potuto notare che le lastre in amianto non sono state tolte, ma semplicemente interrate. E’ quanto sostiene Luigi Gioacchini, responsabile del Mlis, che per primo aveva sollevato la questione ecologica. Sul suo profilo Facebook personale si legge: “Queste sono le cose che fanno cadere le braccia. Qualche settimana fa avevo cercato di attirare l’attenzione di qualcuno riguardo alla presenza di pericolosissimo amianto ai bordi della frequentatissima strada provinciale via Sorana, “Stoccacoglio” per i setini. Lunedì, da un amico, ho ricevuto un messaggio privato nel quale lo stesso mi metteva a conoscenza che l’eternit era stato rimosso. Purtroppo, invece, l’eternit, come si evince con chiarezza dalle foto, non è stato rimosso ma è stato interrato. Interrato in maniera molto maldestra – prosegue l’esponente del Movimento Libero Iniziativa Sociale – da qualcuno che, visto che contestualmente è stato pulito con mezzi meccanici il terreno circostante la curva delle “Quartara” che è andato ad occultare il misfatto, fa apparire molto improbabile il fatto che il “capolavoro” sia stato portato a termine da qualche privato. Diciamo, insomma, che questo occultamento, con conseguente interramento, appare molto, ma molto, “istituzionale”. La naturale pericolosità dell’amianto in superficie – conclude la nota di Gioacchini – con l’interramento, quindi, è stata così moltiplicata”. Una situazione gravissima, se si considera la pericolosità riconosciuta di quel materiale che, smosso, risulta essere addirittura più pericoloso.
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