La sezione di Sezze dell’Agesci, l’Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani propone una petizione per salvare l’Anfiteatro. Il Teatro Sacro Italiano, nato negli anni ‘50 infatti su commissione dell’avvocato Gigli per farne il luogo ideale della Rappresentazione del Venerdì Santo (l’edizione del ’57 ebbe risonanza mondiale),negli anni ’90 è stato ‘vittima’ di un restauro mai terminato. Oggi è una grande incompiuta, costata milioni di euro e lasciata in stato di abbandono e degrado. La raccolta di firme, più saranno e più avrà forza la richiesta, è per un appello al Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti affinché visiti l’Anfiteatro di Sezze per rendersi conto personalmente dello stato di degrado e di abbandono in cui tale struttura versa dopo tanto ingente investimento di risorse pubbliche. Che la regione Lazio, o eventualmente il Governo centrale, conceda un ulteriore contributo volto al ripristino dei danni recati alla struttura, il completamento e la piena agibilità dell’opera. Nell’immediato la richiesta è che l’amministrazione comunale di Sezze provveda a rendere agibile la struttura, anche se in modalità provvisoria, garantendo la sicurezza e la possibilità di renderlo fruibile al pubblico. La situazione dell’Anfiteatro oggi è quanto mai critica. Nonostante la struttura non sia mai stata inaugurata e l’area che lo circonda sia delimitata, in quanto i lavori dovrebbero essere ancora in corso d’opera, non è difficile accedervi non essendoci controlli e barriere sufficienti ad impedirne l’ingresso. L’opera è in balia dell’incuria ma, soprattutto del vandalismo. All’interno ci sono chiari segni di presenza umana e di bivacchi. Ciò che era stato costruito fino ad oggi è inutilizzabile e non basterebbe una semplice ripulita per renderlo agibile; le gradinate cominciano a manifestare i segni delle intemperie e del vandalismo con molti gradini corrosi e smussati; i bagni sono stai distrutti e in alcuni casi sono stati accesi fuochi al loro interno; l’ascensore che collega tutti i piani dell’opera è stato danneggiato e le porte per entrarvi forzate, il che lo rende ormai del tutto inutilizzabile. L’accoglimento della petizione comporterebbe implicitamente la rinuncia alla messa in vendita di quello che oggi viene riconosciuto come un Ecomostro, inserito dalla Regione tra i beni del patrimonio immobiliare da vendere.
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