Lasciano quantomeno interdetti i risultati delle primarie del Partito Democratico a Sezze. Per una serie di motivi. Intanto il numero dei votanti. In un paese dove un anno e mezzo fa il centrosinistra era riuscito ad ottenere la bellezza di 9.910 voti, 4.843 dei quali solo al Partito Democratico, 1.983 alla Lista Campoli, stona decisamente notare che a votare le primarie siano andati ad esprimere la loro preferenza tra Renzi, Cuperlo e Civati solo in 842, nello specifico 352 nel seggio di Sezze centro, 335 a Suso, 155 a Sezze scalo. Nemmeno il 10%, insomma, di quelli che 18 mesi fa avevano decretato il plebiscito per il secondo mandato di Andrea Campoli. Naturalmente non si possono paragonare le due cose, ma il dato oggettivo rimane, soprattutto in considerazione della tradizione storica della sinistra setina. Ma il dato che lascia ancora più stupefatti è sicuramente quello legato alle preferenze. Per Renzi un’affermazione preventivabile, 438 voti (209 a Sezze centro, 159 a Suso, 70 a Sezze scalo), simile alla percentuale nazionale. Rispetto a praticamente tutto il resto d’Italia, però, al secondo posto nelle preferenze dei setini non finisce Cuperlo (sostenuto da pezzi da novanta quali il sindaco Campoli, la deputata Sesa Amici, il consigliere Grenga e altri importanti esponenti del locale Pd), ma Pippo Civati, che strappa in totale 224 preferenze (79 a Sezze centro, 89 a Suso e 56 a Sezze scalo). Cuperlo, dal canto suo, si ferma a 180 voti (64 a Sezze, 87 a Suso, 29 a Sezze scalo). Insomma, dati alla mano, quello che resta delle primarie in salsa setina è la scarsa affluenza e un risultato che può avere del clamoroso. Poca fiducia nei confronti degli ammininistratori o, più semplicemente, poca esposizione e zero pubblicità per sostenere uno o l’altro candidato?
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Simone Di Giulio




