Un padre e un figlio come tanti, ma fuori dal comune. Sono Roberto Rossi e Giuseppe Panico, il cui rapporto famigliare scandito da quel cognome diverso, racchiude una storia bella, ancora in via di scrittura. Il padre, è Roberto Rossi, omone e imprenditore setino, presidente della Polisportiva Calcio Sezze (da qualche giorno non più); l’altro, biondino, appena diciottenne è Giuseppe Panico, suo figlio, novello calciatore professionista, tesserato con il Genoa e autore di un’ascesa nel calcio che conta davvero vertiginosa. Dalla fine dello scorso campionato di serie A, in cui Panico ha esordito in prima squadra, Peppe è tornato a Sezze per fare il ragazzo qualunque, coccolato da mamma Paola e dai fratelli Stefano e Alessandro Rossi, in attesa di rituffarsi nella prossima stagione agonistica (il 13 luglio è tornato a Genova per iniziare la preparazione agli ordini di mister Gasperini). A questo punto bisogna spiegare come mai la famiglia di Giuseppe Panico ha un cognome differente; Paola e Roberto, che già avevano due figli, decisero di averne un terzo ma tramite adozione. Dall’orfanotrofio arrivò Giuseppe Panico. A Sezze, oltre ad una famiglia e a nuovi amici, trovò ad attenderlo la famiglia della Polisportiva Calcio. Al primo giorno di calci ad un pallone scattò la svolta di una vita. Il talento di Peppe fu subito chiaro ai ciechi. Un po’ di scuola calcio, un paio di anni di agonismo con la maglia del Sezze e il decollo verso il Genoa, dove parte dai Giovanissimi Nazionali. Al secondo anno sale negli allievi nazionali e sono ancora gol che si bagnano d’azzurro con la nazionale under 17. Il terzo anno è ancora meglio e Peppe, ormai 17enne esordisce con la Primavera del Grifone e l’under 19 dell’Italia. Già la scorsa estate, durante il ritiro fa qualche giorno di esperienza con la prima squadra. Durante il campionato Gasperini gli regala le prime convocazioni ma a Novembre si fa male al ginocchio. La prognosi è severa, si parla di 6 mesi (rottura del menisco, legamento collaterale, cuffia e tendine posteriore del ginocchio). Ad operarlo è il professor Mariani a Roma. Peppe brucia i tempi di recupero e il 10 gennaio torna già in campo. Un paio di mesi per tornare al top e nel giro della prima squadra con cui arriva a fine stagione il debutto.
E’ lui stesso a descriverlo: “E’ stato fantastico, un segno che si avvera”. Poi però dimostra subito di avere i piedi per terra: “Sia chiaro però, so che il difficile viene ora. Devo ancora dimostrare tutto e ho tanta voglia di farmi valere e migliorare”. Il 13 parte per l’Austria in ritiro con la prima squadra; a tal proposito gli chiediamo se preferisca stare a Genoa a lottare per pochi minuti o accumulare esperienza magari in prestito: “Senza dubbio sceglierei di andare a giocare per fare esperienza. Sarà il mister a decidere”. A papà Roberto brillano gli occhi, gli chiediamo un commento da padre e da presidente: “Parlando di Giuseppe riesco a vederlo più come figlio. Al suo esordio in serie A ho toccato la luna con un dito. Gli ho detto però che la salita comincia ora. Fino a quel punto ha dovuto misurarsi con altri ragazzi pari età e un po’ più grandi. Ora a che fare con il mondo dei grandi e sicuramente le insidie aumentano”. E come presidente?: “Penso che portare un giocatore nel massimo campionato sia il più che possa fare una società dilettantistica. Anche se la Polisportiva ha portato Giuseppe al Genoa. Poi, in serie A, ci è arrivato da solo”. E quanto percepirà la Polisportiva dal debutto in A di Giuseppe: “18mila euro per ogni stagione di militanza con noi dai 12 anni in su, ovvero 2 stagioni. Il tutto decurtato di quanto già percepito”. Anche con un giocatore in A quindi, fare sport a livello dilettantistico non è sinonimo di guadagno: “Assolutamente no. Nonostante centinaia di iscritti, non rappresenta un investimento economico. In questi tempi di crisi che viviamo poi, richiedere la retta per intero di fronte a certi casi, non rientra nel nostro stile. Lo facciamo per passione, non per guadagno”. L’ingresso nel professionismo di Giuseppe potrebbe porta anche ad un cambiamento non da poco per Roberto Rossi: “Come famiglia abbiamo deciso di essergli accanto. Con la prima squadra del Genoa o in prestito altrove, seguirlo ci richiederà molto tempo. E’ una scelta di cuore e quindi ho maturato l’idea di lasciare la presidenza del Calcio Sezze. E’ una scelta dolorosa, ma probabilmente obbligata. Non potrei dedicare la giusta attenzione ai tanti ragazzi iscritti che meritano di essere seguiti da vicino”. Chiudiamo con una battuta di Giuseppe: “Non vedo l’ora di cominciare la nuova stagione. Ci sarà anche da conquistare la qualificazione agli europei con l’under 19.
Luca Morazzano