Regolare il gioco d’azzardo, rafforzare i controlli e prevenire i comportamenti patologici, senza ricorrere a divieti generalizzati che rischiano di favorire il mercato illegale. È la posizione espressa dall’Unione Consumatori Italiani (UCI) in occasione del Forum ACADI, che si è svolto mercoledì 7 ottobre a Roma, presso Confcommercio, con un confronto dedicato all’impatto sociale della normativa sul gioco pubblico.
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A margine dell’evento, il segretario federale dell’UCI, avvocato Massimiliano Albanese, ha incontrato il presidente dell’Associazione Concessionari dei Giochi Pubblici, avvocato Geronimo Cardia. Al centro del colloquio, le principali criticità del settore e la necessità di arrivare a un quadro normativo stabile, capace di tutelare i consumatori e garantire certezza agli operatori.
Il confronto ha preso spunto anche dalla recente decisione del Governo brasiliano di vietare le scommesse online. Secondo i dati riportati dall’UCI e attribuiti alle autorità brasiliane, nel 2025 le perdite nette delle famiglie legate alle scommesse sarebbero state stimate in 62,5 miliardi di reais, pari a circa 10,6 miliardi di euro, mentre gli accessi collegati al gioco patologico sarebbero aumentati di circa il 140% tra il 2018 e il 2025. Nel confronto proposto dall’associazione, le perdite complessive legate al gioco in Italia ammonterebbero a 21,9 miliardi di euro.
«Sono numeri che non possono essere ignorati e che impongono una forte azione di prevenzione e tutela dei consumatori – ha commentato Massimiliano Albanese –. Ma proprio per questo è doveroso interrogarsi sull’efficacia di un divieto assoluto. Chiudere il mercato legale non significa necessariamente far scomparire la domanda. Il rischio è che una parte del fenomeno si sposti verso operatori clandestini e piattaforme non controllate, dove i consumatori avrebbero meno strumenti di tutela e sarebbero più difficili i controlli sui flussi finanziari, sulla pubblicità, sull’accesso dei minori e sui comportamenti di gioco problematici».
Secondo quanto riferito dall’UCI, contro il provvedimento brasiliano sarebbe stato presentato un ricorso alla Corte Suprema. Per l’associazione, il caso offre uno spunto di riflessione sull’efficacia dei divieti assoluti e sulle possibili conseguenze per il mercato legale.
«La nostra posizione, sia chiaro, non è certo quella di difendere il gioco d’azzardo in quanto tale – ha precisato Albanese –. Ma per difendere il consumatore non servono misure liberticide drastiche: serve regolare bene, controllare efficacemente e prevenire i comportamenti autolesionistici dei giocatori patologici. In Italia, fortunatamente, c’è un approccio culturale diverso rispetto a quello brasiliano, sul quale possiamo costruire un modello più equilibrato».
Durante il colloquio con Cardia è stata ribadita l’importanza di una rete di gioco legale sottoposta a regole, controlli e tracciabilità. «Il problema non è soltanto quanto gioco esiste, ma come viene governato – ha sottolineato Albanese –. Una rete legale sottoposta a regole, controlli e tracciabilità consente allo Stato di intervenire sulla prevenzione, contrastare l’illegalità e offrire maggiori strumenti di protezione ai consumatori».
Tra i temi affrontati anche la situazione delle AWP, gli apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro presenti negli esercizi autorizzati. Secondo le stime degli operatori richiamate dall’UCI, questo segmento registrerebbe una contrazione annua compresa tra l’8 e il 10%. L’associazione ritiene necessario valutare misure che consentano alla rete legale di mantenere condizioni di sostenibilità economica.
«Non si tratta di incentivare il gioco – ha precisato Albanese –, ma di preservare un’offerta sottoposta a regole, controlli e tracciabilità. Per questo riteniamo necessario intervenire urgentemente, quantomeno con misure ponte in attesa di un nuovo assetto generale del settore, che incidano sulle condizioni economiche e sui parametri delle AWP, anche attraverso una revisione del prelievo unico erariale, del payout e dei limiti di puntata e vincita».
Il confronto ha riguardato anche la concentrazione del mercato, da monitorare per garantire pluralità e concorrenza nella filiera, e la frammentazione delle normative regionali e comunali sugli orari e sulle distanze minime dei punti di gioco. Su quest’ultimo aspetto, l’UCI auspica l’introduzione di criteri nazionali più uniformi.
«Regole troppo differenti tra territori possono produrre effetti distorsivi e consentono un facile aggiramento delle misure protettive per i consumatori più fragili, esposti al rischio di comportamenti di gioco patologici – ha osservato Albanese –. Servono criteri nazionali che garantiscano certezza normativa e consentano di perseguire efficacemente gli obiettivi di prevenzione. Ed è necessario che, nei procedimenti in cui distanziometri e limitazioni orarie incidono sull’effettività delle concessioni statali, l’ADM (Agenzia delle dogane e dei Monopoli) assuma una posizione coerente con la natura nazionale del sistema concessorio».
Un ulteriore punto affrontato durante l’incontro è stato quello della tutela delle persone che si trovano in difficoltà economica a causa della dipendenza dal gioco. In particolare, Albanese ha proposto di valorizzare l’iscrizione volontaria al registro dell’autoesclusione dell’ADM anche nell’ambito delle procedure di esdebitazione previste per i casi di sovraindebitamento.
«Sarebbe utile che chi decide spontaneamente di iscriversi al registro dell’autoesclusione presso l’ADM, così limitando spontaneamente il proprio accesso al gioco e compiendo un atto di responsabilità che non può essere ignorato, sia favorito nel raggiungimento del requisito della meritevolezza, presupposto per l’accesso alle procedure di esdebitazione previste nei casi di sovraindebitamento», ha proposto Albanese.
«Dobbiamo costruire un sistema che faciliti il percorso verso il recupero, anche attraverso incentivi verso scelte di autoresponsabilizzazione, anziché lasciare solo il consumatore nel momento di maggiore fragilità», ha concluso il segretario federale dell’Unione Consumatori Italiani.




