Nella Sala Tevere della Regione Lazio, è stato presentato il Voucher Digitalizzazione PMI 2026. Non è un bando nuovo, siamo alla quarta edizione, ma è cresciuto ogni anno, e quest’anno tocca i 15 milioni di euro, il massimo da quando è stato lanciato nel 2023. Il bando aprirà il 29 settembre e, stando ai precedenti, si esaurirà nel giro di un mese.
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A presentarlo la vicepresidente della Regione Lazio Roberta Angelilli, insieme a Lazio Innova, alla Commissione Attività produttive e a Vittoria Carli, presidente di CSIT-Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici. Beneficiari sono le micro, piccole e medie imprese con sede operativa nel Lazio, iscritte al Registro delle imprese. I contributi vanno da un massimo di 50mila euro per le microimprese fino a 150mila euro per le medie, e sono a fondo perduto: un dettaglio non secondario in un momento in cui il credito costa e le imprese fanno i conti ogni giorno.
Il quadro in cui si inserisce la misura è quello di una regione che si scopre, dati alla mano, più competitiva di quanto si pensi. Sono stati commissionati studi specifici, affidati a enti di ricerca specializzati, per misurare il reale livello di digitalizzazione delle imprese laziali e i costi di adeguamento. I risultati dicono che il Lazio è il secondo polo digitale d’Italia, con 1.068 startup attive, il 12% del totale nazionale, e una forte concentrazione di competenze nello sviluppo software e nella consulenza IT. Un primato che vale la pena difendere, e che spiega perché la Regione abbia scelto di investire in questo strumento con continuità: dal 2023 al 2025 sono stati stanziati complessivamente 34 milioni di euro, con la dotazione che è salita da 10 a 12 e ora a 15 milioni.
Il funzionamento del bando è cambiato rispetto alle prime edizioni. Niente “click day” (il sistema in cui vince chi clicca prima, indipendentemente dalla qualità del progetto), ma una graduatoria basata su punteggi oggettivi. Le imprese vengono valutate su dimensione del valore aggiunto per addetto, numero di dipendenti, complessità del progetto, ma anche su criteri che dicono molto della direzione che si vuole prendere: certificazione di parità di genere, impresa giovanile e sostenibilità ambientale. Sono criteri che premiano chi ha già investito in una cultura d’impresa moderna, e che spingono le altre a farlo.
Le domande vanno presentate tramite la piattaforma GeCoWEB Plus, il contributo viene erogato a saldo dopo sei mesi dalla concessione, e i progetti non possono valere meno di 14mila euro. Le spese ammissibili coprono un ventaglio ampio: digital workplace, cloud computing, e-commerce, cybersecurity. E quest’anno, con una novità di peso: anche l’intelligenza artificiale entra tra le voci finanziabili. “È centrale per creare consapevolezza nelle imprese su come l’IA possa essere integrata nei loro sistemi“, ha spiegato Vittoria Carli, che non ha nascosto la soddisfazione per i numeri già raggiunti: oltre 400 micro e piccole imprese hanno già beneficiato delle edizioni precedenti, e le risorse, ogni anno, si esauriscono in fretta.
A fare il punto sul valore strategico della misura è anche Vittorio Sambucci, presidente della Commissione Sviluppo economico e Attività produttive del Consiglio regionale del Lazio: “Il voucher digitalizzazione 2026 mette a disposizione 15 milioni per le nostre imprese. Si tratta di una misura strategica che coinvolge diversi aspetti del business aziendale: la gestione dei processi, la comunicazione con i clienti, la raccolta e l’analisi dei dati, la presenza online, la sicurezza dei dati. I principali benefici si traducono in un miglioramento della produttività aziendale e in un più puntuale controllo della situazione economica.” Sambucci ha concluso con i complimenti ad Angelilli e al presidente di Lazio Innova Francesco Marcolini “per aver portato avanti un lavoro prezioso in grado di dare alle nostre aziende nuove soluzioni digitali, favorendo sviluppo economico e crescita occupazionale.”
C’è però un tema che aleggiava nella sala e che Carli ha affrontato con chiarezza, guardando oltre i confini regionali, era stata a Bruxelles per la conferenza delle regioni europee, e da lì portava un messaggio preciso: entro febbraio 2027 vanno chiuse le negoziazioni per la nuova programmazione europea, così da poter ripartire da gennaio 2028 con bandi strutturati. Le regioni, ha sottolineato, devono essere protagoniste attive in questa fase, non spettatori. E le tre richieste che ha portato in Europa sono state dette senza giri di parole: mantenere forte il dialogo con le Regioni, semplificare davvero i bandi e, infine, non escludere le grandi imprese dai ragionamenti di sistema. Non per finanziarle direttamente, ma per rafforzare le strategie di filiera in un momento in cui le sfide, dall’IA alla transizione verde, riguardano tutto l’ecosistema produttivo, non solo le PMI.
Quello che emerge da questa mattina è l’immagine di una misura che ha trovato la sua forma migliore proprio perché viene riproposta ogni anno con le stesse regole di base ma con aggiustamenti progressivi. Le imprese sanno che a settembre il voucher apre. Sanno come funziona. Sanno cosa aspettarsi. In un Paese dove la burocrazia spesso è l’ostacolo principale all’innovazione, questa continuità vale quasi quanto i 15 milioni.




