Resta aperto il confronto politico sulla gestione del pet-coke nel porto commerciale di Gaeta. I Circoli del Partito Democratico del Sud Pontino tornano sulla questione dopo la risposta fornita dall’assessora regionale Elena Palazzo all’interrogazione presentata dal consigliere regionale del PD Salvatore La Penna, giudicata insufficiente a chiarire gli aspetti principali sollevati.
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Secondo il Partito Democratico, la Regione avrebbe richiamato dati ambientali, protocolli e verifiche già in corso senza però indicare nuovi interventi concreti sulla gestione del materiale e sulle ricadute delle attività portuali sul territorio.
Uno dei punti contestati riguarda i dati sulle polveri sottili PM10 registrati dalla stazione Gaeta Porto. Pur risultando, secondo quanto riferito dalla Regione, entro i limiti previsti dalla normativa, il PD sottolinea che la centralina si trova all’esterno del piazzale nel quale vengono movimentate le merci e che, di conseguenza, non fornirebbe da sola un quadro completo delle fasi operative più delicate.
L’attenzione viene posta anche sull’episodio dello sversamento documentato nei mesi scorsi, sul quale risultano ancora in corso accertamenti. Per i democratici, tuttavia, la questione non riguarderebbe soltanto il singolo episodio, ma l’intera filiera: dall’arrivo delle navi alle modalità di movimentazione fino al trasporto su gomma verso Sessa Aurunca, con il passaggio dei mezzi attraverso il Sud Pontino.
Il PD chiede quindi maggiori chiarimenti sui sistemi di contenimento dei materiali, sui controlli effettuati durante le operazioni e sull’impatto del traffico pesante sulla viabilità e sulle infrastrutture del comprensorio. Nella presa di posizione vengono inoltre richiamate le preoccupazioni espresse da lavoratori e organizzazioni sindacali in materia di polveri e sicurezza.
Secondo i Circoli del Partito Democratico del Sud Pontino, la Regione dovrebbe assumere un ruolo più diretto, anche attraverso ARPA Lazio e nell’ambito della governance dell’Autorità di Sistema Portuale, intervenendo qualora emergessero criticità nella gestione del pet-coke o effetti rilevanti sulle città del Golfo.
La richiesta finale è quella di definire una posizione più chiara sul futuro delle attività del porto commerciale di Gaeta e sulle misure necessarie per renderle compatibili con la tutela dell’ambiente, dei lavoratori e del territorio.


