Tetiana Bubynets aveva 19 anni, studiava ragioneria all’università di Zaporizhzhia e stava aspettando alla stazione di servizio quando un piccolo drone russo, simile a un aeromodello, si è abbattuto dal cielo. Non c’era un pilota dall’altra parte. Nessuno schermo, nessuna mano umana sul joystick. Il drone ha scelto da solo il suo bersaglio, probabilmente le bombole di propano, sulla base del riconoscimento visivo, e ha ucciso tre persone: Tetiana, 19 anni, Oleksiy Svirin, 41, e Roman Karpiy, 48.
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È il 6 luglio 2026, e qualcosa cambia per sempre nel modo in cui si fa la guerra. Il drone era stato programmato dagli operatori russi per dirigersi verso quella stazione di servizio. Ma una volta arrivato in prossimità dell’obiettivo, ha preso da solo la decisione finale su cosa colpire, basandosi su un sistema sperimentale di intelligenza artificiale addestrato a riconoscere determinati bersagli. Non un bug, non un errore tecnico: una scelta deliberata di progettazione. L’uomo fuori dalla catena di comando.
L’analisi dei rottami ha rivelato la presenza di un minicomputer Nvidia Jetson Orin all’interno del drone, un dispositivo da poche centinaia di dollari venduto commercialmente a studenti, sviluppatori e startup per applicazioni civili. Nvidia ha confermato l’identificazione del componente, precisando che il prodotto non viene venduto in Russia ma è ampiamente reperibile attraverso rivenditori. Il chip non era nemmeno criptato: gli investigatori ucraini hanno potuto leggere le immagini caricate nel sistema e analizzare il codice, scoprendo con quali categorie di obiettivi il drone era stato addestrato a interagire.
Il colonnello Serhiy Minaiev, comandante della difesa aerea di Zaporizhzhia, è stato esplicito: “Questo è un rischio per il mondo intero. Tra pochi anni vivremo in un film Terminator. Non è uno scherzo. Le macchine stanno prendendo decisioni per colpire.” Il problema non è solo tecnologico. È giuridico, morale e filosofico. L’IA non serve più soltanto ad analizzare immagini satellitari: sta entrando nella kill chain, la sequenza decisionale che porta all’eliminazione del bersaglio. I diritti umani e la Croce Rossa Internazionale si oppongono fermamente all’uso di armi autonome senza supervisione umana, sostenendo che tali sistemi lasciano ai robot il compito di interpretare il diritto internazionale nella selezione dei bersagli.
Anche l’Ucraina, dal canto suo, ha testato sistemi autonomi: l’ex ministro della Difesa Fedorov ha dichiarato che Kiev ha sperimentato droni completamente autonomi in Crimea negli ultimi mesi, colpendo depositi di carburante e mezzi militari, senza vittime civili. Intanto a Zaporizhzhia qualcuno ha cominciato a coprire le bombole di propano con teli di plastica inclinati, per ingannare i sistemi di riconoscimento visivo dell’IA, è l’adattamento umano a una guerra che non aveva ancora un nome.


