Sessantacinque chilogrammi di cocaina, suddivisi in 57 panetti, sono stati sequestrati nel porto di Livorno al termine di un’operazione condotta dai Finanzieri del Comando Provinciale e dai funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. La droga era nascosta all’interno di un container refrigerato proveniente dall’Ecuador e destinato al trasporto di un carico di banane.
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L’operazione è scattata nell’ambito della costante attività di analisi dei rischi sui traffici di merci in ingresso nello scalo livornese. I militari del Gruppo di Livorno e i funzionari della Sezione Antifrode dell’UADM Toscana 2 hanno individuato il contenitore, ritenendolo sospetto e sottoponendolo quindi ad accertamenti più approfonditi.
Una prima scansione radiogena effettuata attraverso i sistemi in dotazione alla Dogana, insieme all’intervento delle unità cinofile della Guardia di Finanza, ha permesso di rilevare alcune anomalie. I controlli hanno portato alla scoperta di un vano appositamente ricavato nei pressi dell’alloggiamento del motore refrigerante del container.
Il contenitore è stato quindi completamente svuotato. Durante le operazioni sono state smontate anche alcune lastre di piombo che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, erano state sistemate con l’obiettivo di ostacolare la scansione del container e rendere più difficile l’individuazione del carico illecito. Dietro la schermatura sono stati trovati 57 panetti di cocaina, avvolti in abbondante carta di alluminio, per un peso complessivo di 65 chilogrammi.
Il sequestro rappresenta un nuovo risultato nell’attività di contrasto al narcotraffico condotta all’interno del porto di Livorno, uno degli scali interessati dai grandi flussi commerciali provenienti dal Sud America. Guardia di Finanza e Agenzia delle Dogane sottolineano come i controlli vengano svolti quotidianamente proprio per individuare, tra le numerosissime spedizioni regolari, quelle utilizzate dalle organizzazioni criminali per nascondere partite di sostanze stupefacenti.
Particolarmente rilevante anche il valore economico del carico sequestrato. Secondo le stime, la cocaina avrebbe potuto fruttare alla criminalità circa 20 milioni di euro una volta immessa nelle piazze di spaccio. Lo stupefacente è stato campionato e analizzato e, su disposizione della Procura della Repubblica, verrà distrutto in un inceneritore.
Le attività investigative sono state coordinate dalla Procura della Repubblica di Livorno, che ha convalidato il sequestro e disposto ulteriori approfondimenti sul caso.
Al termine dell’operazione è intervenuto anche il prefetto di Livorno, che ha espresso apprezzamento e ringraziamento alla Guardia di Finanza e all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per il risultato raggiunto, sottolineando il valore del lavoro quotidiano svolto dalle Fiamme Gialle e della presenza costante delle istituzioni nelle aree portuali.
Il prefetto ha evidenziato in particolare la necessità di impedire che lo scalo livornese possa trasformarsi in una porta d’ingresso per i traffici della criminalità organizzata. Il messaggio rivolto ai narcotrafficanti è quello di uno Stato presente, organizzato e capace di intervenire contro i tentativi di utilizzare uno dei principali porti italiani per introdurre sostanze stupefacenti nel Paese.
Nelle dichiarazioni viene inoltre richiamata l’importanza della collaborazione tra tutte le componenti del sistema di sicurezza. Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Agenzia delle Dogane e gli altri enti che operano nelle aree portuali sono chiamati, ciascuno secondo le proprie competenze, a contribuire a un controllo sempre più capillare ed efficace del territorio.
La Prefettura ha assicurato che continuerà a sostenere e coordinare questa sinergia, ricordando come le aree portuali di Livorno e Piombino siano parte integrante del sistema provinciale di sicurezza e richiedano strumenti adeguati alla loro estensione e complessità.
Un ruolo sempre maggiore, secondo il prefetto, dovrà essere affidato anche all’innovazione tecnologica, valorizzando i sistemi avanzati già disponibili e incrementando l’impiego di strumenti come i droni per la sorveglianza delle aree portuali. Di fronte a una criminalità capace di modificare rapidamente tecniche e modalità operative, la risposta dello Stato, ha sottolineato il prefetto, deve essere in grado di evolvere ancora più velocemente.


