Regole chiare e stabili, risorse dedicate e un maggiore coinvolgimento dei territori nelle decisioni che riguardano il futuro delle aree montane. Sono le richieste che Uncem Lazio porterà nel confronto nazionale sulla riclassificazione dei Comuni montani, in vista dell’assemblea in programma mercoledì 8 luglio, dalle 10.30, presso l’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna a Bologna.
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L’appuntamento riunirà sindaci e amministratori provenienti da tutta Italia per discutere i criteri del nuovo elenco nazionale dei Comuni montani previsto dalla legge 131/2025. Al centro del confronto c’è l’esclusione dalla classificazione di numerosi enti storicamente considerati montani, una scelta che, secondo Uncem, rischia di penalizzare territori già alle prese con difficoltà economiche, carenza di servizi e spopolamento.
Uncem Lazio chiede una revisione condivisa della normativa, superando quella che considera una disparità tra territori alpini e appenninici e introducendo criteri capaci di tenere conto non soltanto dell’altitudine e della pendenza, ma anche delle condizioni demografiche, economiche e sociali delle aree interne.
«Non servono scienziati, se i criteri da applicare sono altezza e pendenza, per capire che la riclassificazione dei Comuni montani premia i territori alpini rispetto a quelli appenninici. Serve onestà intellettuale, invece, nel riconoscere altri criteri, cioè i Comuni interessati da diseconomie, abbandono e spopolamento», afferma il presidente di Uncem Lazio Achille Bellucci. «Basta contrapposizioni sterili: il tema riguarda l’intero Paese e tutti i piccoli Comuni».
La richiesta di risorse e criteri stabili
Tra i punti centrali della posizione di Uncem Lazio c’è la necessità di accompagnare qualsiasi riforma con risorse aggiuntive. Secondo l’organizzazione, il riconoscimento dello status di Comune montano deve tradursi in diritti, strumenti e politiche concrete, evitando classificazioni esclusivamente formali.
L’associazione chiede inoltre una classificazione chiara, trasparente e stabilizzata, fondata su dati demografici e territoriali aggiornati e verificabili. L’obiettivo è arrivare a una disciplina organica che tenga conto, tra gli altri fattori, del dissesto idrogeologico, dello spopolamento e delle condizioni di debolezza economica, evitando provvedimenti frammentari e interventi occasionali.
Uncem chiede un ruolo diretto nel confronto istituzionale
Un altro nodo riguarda il metodo con cui vengono definite le nuove regole. Uncem Lazio chiede un accordo in Conferenza Unificata tra Regioni e Comuni e rivendica la partecipazione diretta dell’organizzazione al tavolo di confronto.
«È incomprensibile che Uncem sia rimasta fuori da un passaggio così decisivo», sottolinea Bellucci. «I Comuni montani vanno ascoltati mentre si definiscono regole che li riguardano direttamente».
Secondo Uncem Lazio, eventuali tagli lineari presentati come interventi di efficientamento rischierebbero di produrre conseguenze ancora più pesanti nel medio e lungo periodo. «Ridurre oggi significa pagare domani in spopolamento, dissesto e perdita di servizi essenziali», aggiunge il presidente regionale.
Le proposte per l’assemblea di Bologna
In occasione dell’assemblea nazionale, Uncem Lazio chiederà un decreto di riclassificazione basato su criteri univoci, trasparenti e stabili per i Comuni montani e le aree interne. Tra le proposte figurano una dotazione finanziaria dedicata e pluriennale per servizi, mobilità locale, digitalizzazione e prevenzione del dissesto, oltre a un sistema di monitoraggio annuale basato su indicatori misurabili e un aggiornamento triennale degli elenchi.
«Proponiamo un tavolo operativo permanente con scadenze trimestrali, per non disperdere altri anni tra elenchi, rinvii e norme parziali. La montagna non chiede privilegi, chiede equità e coesione», conclude Bellucci.
Uncem Lazio annuncia inoltre la presentazione di un dossier tecnico con i dati demografici, infrastrutturali e socio-economici dei piccoli Comuni laziali, l’avvio di consultazioni con Regione Lazio, Prefetture e Anci per arrivare a una posizione comune in Conferenza Unificata e il supporto ai Comuni nella progettazione di interventi dedicati ai servizi di prossimità, alla banda ultra-larga, alla mobilità a chiamata, alla gestione forestale attiva e alle comunità energetiche.


