Una vasta operazione contro la pirateria audiovisiva è stata condotta dalla Guardia di Finanza di Ravenna nell’ambito dell’inchiesta denominata “Tutto Chiaro”, coordinata dalla Procura di Bologna. Oltre cento le perquisizioni e i sequestri eseguiti in tutta Italia, con il supporto dei Nuclei Speciali Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche e Beni e Servizi e di numerosi reparti del Corpo. Attività investigative sono state portate avanti anche in Francia e Germania grazie alla cooperazione internazionale con Eurojust.
Approfondisci
Forte scossa di terremoto a Napoli e ai Campi Flegrei: sospesi metro e treni
Cinema, Cher compie 80 anni: le mille vite della star di “Stregata dalla luna”
Arrestato un 15enne a Milano per terrorismo internazionale: propaganda jihadista online
L’indagine ha permesso di scoprire un sofisticato sistema illegale che consentiva a migliaia di utenti di accedere abusivamente a contenuti a pagamento offerti da piattaforme come Sky, DAZN, Netflix, Disney+ e Spotify. Secondo quanto emerso, il sistema si basava su un’applicazione chiamata “Cinemagoal”, installata sui dispositivi degli utenti e collegata a server esteri in grado di decriptare i contenuti audiovisivi protetti. Attraverso macchine virtuali operative h24, il sistema intercettava e ritrasmetteva in tempo reale i codici di abbonamenti regolari intestati a soggetti fittizi, permettendo così agli utenti finali di accedere illegalmente ai servizi.
Gli investigatori parlano di una tecnologia particolarmente avanzata, capace di aggirare i sistemi di sicurezza delle piattaforme e di ridurre il rischio di identificazione degli utenti grazie a connessioni schermate e difficilmente riconducibili agli indirizzi IP reali. Oltre 70 i soggetti individuati come distributori del servizio illecito sul territorio nazionale. Gli abbonamenti pirata venivano venduti a prezzi compresi tra 40 e 130 euro annui, con pagamenti effettuati prevalentemente tramite criptovalute o conti esteri.
Nel corso delle attività sono stati sequestrati server, supporti informatici e il codice sorgente del programma utilizzato per la diffusione illegale dei contenuti. Gli investigatori hanno inoltre accertato l’utilizzo parallelo del tradizionale sistema IPTV, noto come “pezzotto”. Secondo una prima stima effettuata con il supporto delle società danneggiate, il danno economico provocato dalla rete di pirateria ammonterebbe a circa 300 milioni di euro in mancati introiti. La Guardia di Finanza ha già avviato la notifica delle prime sanzioni nei confronti di mille utenti individuati: le multe previste vanno da 154 fino a 5mila euro.


