Una crisi diplomatica aperta, un video che ha fatto il giro del mondo e i racconti dei protagonisti che descrivono scene di violenza a bordo delle navi israeliane. La vicenda della Global Sumud Flotilla, intercettata dalla Marina militare israeliana in acque internazionali al largo delle coste di Cipro il 20 maggio, continua a dominare l’agenda politica italiana e internazionale. Il deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto e il giornalista del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani, entrambi a bordo di una delle navi della missione, sono rientrati in Italia nella mattinata del 21 maggio, sbarcando all’aeroporto di Fiumicino da un volo di linea proveniente da Atene, accolti tra gli altri dai deputati Arturo Scotto e da diversi colleghi del Movimento 5 Stelle.
Approfondisci
Cinema, Cher compie 80 anni: le mille vite della star di “Stregata dalla luna”
Arrestato un 15enne a Milano per terrorismo internazionale: propaganda jihadista online
“Tempo Perso”, la nuova mini serie comica di Jonathan Canini debutta su RaiPlay
Il racconto di Mantovani, affidato alla redazione del Fatto Quotidiano durante lo scalo ad Atene, è tra i più dettagliati e pesanti emersi finora. «Siamo stati incatenati e ammanettati, io sono stato spogliato, mi hanno buttato gli occhiali da vista e lasciato in costume da bagno. Siamo stati picchiati e presi a calci. Su quella seconda nave container quasi tutti quelli che arrivavano, eravamo circa 180, hanno preso le botte», ha dichiarato il giornalista, aggiungendo di aver visto persone con sospette fratture alle braccia e alle costole.
Anche Carotenuto è apparso molto scosso: «Ho ricevuto un pugno nell’occhio che per un po’ mi ha accecato. Ho visto persone con problemi alle orecchie, agli occhi. Ho sentito donne denunciare violenze sessuali. Siamo molto preoccupati per gli attivisti che sono ancora lì». Il deputato ha anche riferito che le navi si trovavano in acque internazionali al momento dell’abbordaggio: a cento miglia da Port Said e a 180 miglia da Gaza. Gli avvocati dell’ong Adalah, che prestano assistenza legale agli attivisti, hanno riferito che molti dei fermati hanno denunciato «violenze estreme, umiliazioni sessuali e gravi ferite» da parte delle autorità israeliane durante e dopo l’intercettazione, con l’uso di taser e proiettili di gomma. Almeno tre persone sarebbero state ricoverate in ospedale e poi dimesse.
A innescare lo scontro diplomatico sono state le immagini diffuse dal ministro israeliano della Sicurezza Itamar Ben Gvir, che mostrano i fermati bendati, inginocchiati e derisi mentre erano in quella posizione. La reazione italiana è stata immediata e netta. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha parlato di «trattamento incivile di persone fermate illegalmente», definendo il gesto del ministro israeliano di livello «infimo». La premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno convocato l’ambasciatore israeliano in Italia Jonathan Peled, pretendendo le scuse formali dello Stato di Israele. Tajani ha definito quello di Ben Gvir «un atteggiamento da regime dittatoriale».
Il ministro della Difesa Guido Crosetto si è rivolto direttamente a Ben Gvir su X: «Noi ci vantiamo di aver sempre trattato con rispetto i suoi connazionali e non abbiamo l’abitudine di arrestare le persone in acque internazionali, ma semmai di soccorrerle se ne hanno bisogno. Non penso che con atteggiamenti di questo tipo si faccia il bene di Israele».
Anche il ministro degli Esteri israeliano Sa’ar ha preso le distanze dal collega, definendo le immagini uno «spettacolo vergognoso» e precisando: «Non sei il volto del nostro Paese». Analoga reazione è arrivata dalla Spagna, dove il premier Pedro Sánchez ha annunciato misure per vietare l’accesso al territorio nazionale al ministro Ben Gvir. Anche la Francia ha convocato il proprio ambasciatore israeliano. Il team legale dell’organizzazione Adalah, insieme ai legali italiani, ha depositato una formale denuncia alla Procura di Roma per contestare la legittimità della detenzione. Tra i 430 attivisti totali a bordo della missione figuravano 29 cittadini italiani. Nella giornata del 21 maggio è atteso il rientro degli altri connazionali ancora trattenuti in Israele.


