Europa Verde Lazio ha dichiarato guerra al nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti 2026–2031, presentato dalla Regione. Per i Verdi non si tratta di una svolta, ma del rischio concreto di cristallizzare decenni di criticità irrisolte. Il nodo centrale è la cosiddetta “chiusura del ciclo”, che nel piano si traduce soprattutto nel potenziamento della rete impiantistica. Una scelta che Europa Verde contesta con forza: il sistema, a loro avviso, investe molto più su come trattare i rifiuti che su come evitarli. “Un sistema che non riduce i rifiuti è un sistema che li rincorre”, attaccano i co-portavoce Guglielmo Calcerano e Filippo Treiani.
Obiettivi deboli e dati vecchi
A far discutere sono anche i numeri, il piano si baserebbe su dati relativi alla produzione dei rifiuti risalenti a tre anni fa, fissando obiettivi che Europa Verde definisce “poco credibili”: entro il 2031 si prevede una riduzione della produzione di appena il 6% rispetto al 2023, meno dell’1% annuo, una percentuale che coincide sostanzialmente con l’andamento legato alla stagnazione economica. Sul fronte della raccolta differenziata, si punta al 72,3% rispetto al 55,4% del 2023, con una crescita media del 2,1% annuo ritenuta insufficiente a determinare un vero cambio di passo.

L’ombra dell’inceneritore
Il capitolo più spinoso riguarda il termovalorizzatore. Nel 2023 i rifiuti avviati al recupero energetico sono stati oltre 613mila tonnellate, di cui quasi 258mila smaltite fuori regione. Il rischio, denunciano i Verdi, è che il Lazio si candidi a diventare il polo di incenerimento del Centro Italia: “Bruciare o interrare rifiuti non è chiudere il ciclo. È chiudere gli occhi.”
Aprilia nel mirino
Tra i punti più contestati c’è anche la riduzione degli ambiti territoriali ottimali da cinque a due, una scelta che secondo Europa Verde viola il principio di prossimità e rischia di penalizzare i territori più virtuosi, scaricando su di loro il peso delle inefficienze altrui. In questo quadro resta forte la contrarietà al progetto della discarica di Aprilia: “Non esistono territori di serie B. La transizione ecologica non può avere zone di sacrificio.”
La proposta alternativa
Europa Verde Lazio chiede un cambio netto di impostazione: più prevenzione, meno dipendenza dallo smaltimento, maggiori investimenti sul riciclo e maggiore equità territoriale. “L’autosufficienza non si costruisce con più impianti di smaltimento, ma con meno rifiuti, più riciclo e recupero.” Il movimento annuncia che continuerà a contrastare il piano nelle istituzioni e nei territori, con l’obiettivo di costruire una proposta alternativa. Perché, chiudono, questo piano rischia non solo di non risolvere il problema, ma di renderlo permanente.



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