Dopo oltre mezzo secolo dall’ultima missione con l’Apollo 17, gli Stati Uniti tornano a spingersi verso la Luna con Artemis II, una missione che segna il ritorno dell’uomo nello spazio.
Il lancio della capsula Orion, avvenuto ieri sera alle 18:35 (le 00:35 italiane) dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral, in Florida, inaugura una nuova fase dell’esplorazione lunare, ma senza atterraggio. L’equipaggio si limiterà ad orbitare attorno alla Luna, con l’obiettivo di testare tecnologie e sistemi in vista delle missioni future.
Al centro di questa impresa, però, non c’è solo la NASA. Come riportato da Adnkronos, l’Italia assume, orgogliosamente, un ruolo chiave nel funzionamento della missione. Il modulo di servizio della capsula Orion, essenziale per la sopravvivenza degli astronauti, è infatti in gran parte realizzato nel nostro Paese. A Torino, Thales Alenia Space ha costruito componenti fondamentali come la struttura e i sistemi per aria, acqua e controllo termico. A questi, si aggiungono i pannelli solari e l’elettronica sviluppati da Leonardo, nello stabilimento di Nerviano vicino a Milano, indispensabili per l’energia a bordo.
Si tratta di un contributo strategico, senza il quale la missione non potrebbe operare nello spazio profondo, ma il coinvolgimento italiano guarda anche al futuro. Sono previsti, infatti, moduli abitativi per le basi lunari costruiti in Italia e la possibile partecipazione di un astronauta italiano alle prossime missioni di allunaggio. La missione Artemis II rappresenta, quindi, non solo il ritorno verso la Luna, ma anche una collaborazione internazionale sempre più decisiva, in cui l’Italia si ritaglia un ruolo da significativo protagonista tecnologico.
Il 10 aprile è previsto che la capsula Orion tocchi l’acqua nell’Oceano Pacifico, al largo di San Diego (in assenza di eventi inattesi).


