La recente comunicazione del Comune di Terracina sulla piantumazione di alberi di Cinnamomum camphora a Borgo Hermada, e in futuro lungo via Appia e via Napoli, accende il dibattito sulla gestione del verde pubblico. Secondo il WWF Litorale Laziale, l’intervento – che prevede anche nuovi lecci in via dei Bonificatori – conferma un approccio ancora troppo legato al decoro urbano e alle scelte estetiche, piuttosto che a una pianificazione tecnica e scientifica. Nel comunicato ufficiale non si fa inoltre riferimento all’espianto di alcuni alberi ancora vivi, piantati dal Comune pochi anni fa, rimossi per fare spazio alle nuove canfore. Un elemento che, secondo l’associazione, evidenzia la mancanza di una visione strutturale nella gestione del patrimonio arboreo. Il WWF sottolinea come il verde urbano debba essere considerato una vera infrastruttura cittadina, al pari delle opere di urbanizzazione primaria. In un contesto segnato dal cambiamento climatico, spazi verdi di qualità diventano infatti strumenti essenziali per mitigare il calore urbano, assorbire CO₂, gestire le acque piovane e migliorare la salute dei cittadini. Per questo motivo, ricordano gli esperti, la scelta delle specie non può basarsi soltanto su criteri estetici. Occorre valutare dimensioni della chioma, sviluppo delle radici, resistenza all’inquinamento e agli stress urbani, oltre alla capacità di fornire servizi ecosistemici. Decisioni di questo tipo dovrebbero essere affidate a un team di professionisti specializzati e inserite in un Piano del Verde Urbano, oggi assente a Terracina. Un tema centrale riguarda inoltre la diversità delle specie. Gli specialisti di selvicoltura urbana citano spesso la regola elaborata dal ricercatore Frank S. Santamour Jr.: una popolazione arborea cittadina non dovrebbe superare il 10% di una singola specie, il 20% di un genere e il 30% di una famiglia.
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La diversificazione riduce il rischio di epidemie vegetali, favorisce la biodiversità e limita i costi economici legati a eventuali morie di massa. Monocolture di alberi – come viali composti da una sola specie – possono infatti diventare vulnerabili a parassiti e malattie, con conseguenze pesanti per i bilanci comunali. Lo dimostrano casi noti come la grafiosi dell’olmo o l’attuale diffusione della cocciniglia tartaruga nei pini domestici. Tra le perplessità sollevate dal WWF c’è anche la scelta di puntare in modo prevalente sulla canfora. Pur essendo un albero longevo e di rapida crescita, presenta un apparato radicale superficiale che può danneggiare pavimentazioni e infrastrutture. Inoltre può raggiungere dimensioni notevoli – fino a 40-50 metri di altezza – risultando poco adatto a spazi urbani ristretti o in prossimità di edifici. Secondo l’associazione, si tratta di una specie più indicata per grandi parchi o aree aperte. Inserirla in contesti urbani non adeguati rischia di rendere necessarie potature frequenti e drastiche, con conseguente indebolimento degli alberi, maggiore vulnerabilità a malattie e aumento dei costi di manutenzione. Il WWF richiama infine le linee guida europee sulla biodiversità, che invitano le città a sviluppare strategie basate su Nature-Based Solutions, corridoi ecologici e incremento della copertura vegetale. Investire nella forestazione urbana, conclude l’associazione, significa anche ridurre i costi sanitari e migliorare la qualità della vita. “Piantare alberi è certamente positivo – afferma la vicepresidente del WWF Litorale Laziale, Franca Maragoni – ma solo se inserito in una pianificazione scientifica e orientata alla resilienza ecologica delle nostre città”.


