Nelle ultime ore, giunge la notizia di una condanna ai danni di Meta, l’azienda guidata da Mark Zuckerberg che controlla piattaforme come Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger.
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Una sentenza storica, destinata a segnare un precedente nel rapporto tra piattaforme digitali e tutela dei minori. Secondo i dati diffusi da RSI, la decisione della giuria del New Mexico, impone a Meta una sanzione pari a 375 milioni di dollari per aver danneggiato la salute mentale dei giovani utenti e per aver nascosto informazioni legate allo sfruttamento sessuale sulle proprie piattaforme.
Il verdetto arriva al termine di un processo durato quasi sette settimane e rappresenta un cambio di rotta nella pressione delle istituzioni sulle Big Tech. I giurati hanno stabilito che l’azienda ha privilegiato i profitti rispetto alla sicurezza, violando la normativa statale sulle pratiche sleali e sfruttando la vulnerabilità dei minori attraverso sistemi progettati per mantenerli connessi.
Parallelamente — informa RSI — anche in California viene riconosciuta la responsabilità di Meta e Google in un caso legato alla dipendenza dai social, imponendo un risarcimento di 3 milioni di dollari. La causa, avviata dalla testimonianza di una giovane utente, ha evidenziato il possibile legame tra piattaforme come Instagram e YouTube e problemi come depressione e pensieri suicidi. L’inchiesta ha incluso operazioni sotto copertura, con agenti che si sono finti bambini per documentare contenuti e approcci inappropriati, rafforzando l’accusa secondo cui i sistemi di controllo sarebbero insufficienti. Ora sarà un giudice a stabilire eventuali ulteriori misure, inclusi possibili interventi obbligatori per limitare i danni. Meta si difende e ha già annunciato un ricorso, ribadendo a gran voce l’impegno da sempre profuso per la sicurezza online.
Nonostante l’importo della sanzione sia minimo rispetto ai circa 201 miliardi di dollari di fatturato registrati nel 2025 da Meta — riporta RSI — il significato del verdetto va ben oltre il dato economico e legale, in quanto tali sentenze segnano un passaggio chiave. Infatti, la decisione riflette un cambiamento sempre più evidente nel modo in cui l’opinione pubblica guarda alle piattaforme social, con una crescente aspettativa verso queste aziende e conseguentemente alle responsabilità concrete che esse dovrebbero assumere nella tutela dei più giovani, garantendo loro ambienti digitali più sicuri e meno esposti a rischi.


