Non si placa la polemica politica a Cisterna, soprattutto dopo che il sindaco ha deciso di proseguire nel suo mandato dopo i recenti avvenimenti. In una nota i consiglieri di minoranza Felicetti, Antenucci, Sambucci, Agostini, Di Cori, Del Prete, Squicquaro, Pagnanelli, Leoni, Carturan e Cece hanno sottolineato come il clima all’interno del Consiglio Comunale diventi ogni giorno più ostico e lesivo della dignità dei consiglieri di opposizione e della città: “Il Presidente del Consiglio Quirino Mancini, che dovrebbe essere garante e tutore del lavoro dell’aula e dei consiglieri, continua a interpretare il proprio ruolo non come guida imparziale ma come strumento politico al servizio della maggioranza, comprimendo sistematicamente i diritti dell’opposizione e mortificando il confronto democratico. Un atteggiamento che, in questo momento di enorme difficoltà della maggioranza, si è acuito in termini non più tollerabili. L’episodio più grave – si legge nella nota delle opposizioni – si è verificato nell’ultimo Consiglio comunale, quando si è tentato di posticipare il punto relativo al chiarimento delle vicende giudiziarie che coinvolgono l’ente, ipotizzando addirittura una trattazione “riservata”. Una scelta che avrebbe sottratto alla città il diritto di ascoltare spiegazioni pubbliche su fatti di evidente interesse collettivo. La trasparenza non può diventare un fastidio da aggirare o da utilizzare a comando. A questo si aggiungono precedenti inquietanti, come la frase “datemi un fucile” rivolta all’opposizione: parole gravissime per chi presiede un’istituzione democratica e che descrivono un clima di ostilità incompatibile con il ruolo di garanzia che dovrebbe esercitare. O ancora, le convocazioni della Commissione Trasparenza richieste dall’opposizione vengono respinte. Gli interventi in aula vengono interrotti o limitati. Il diritto di parola viene trattato come una concessione e non come una prerogativa sancita dalle regole democratiche”.
Ma secondo gli esponenti di minoranza ci sarebbe di più, a proposito della tanto decantata – e poco praticata – trasparenza del Sindaco, nell’ultimo Consiglio comunale straordinario richiesto dai consiglieri di minoranza, che avevano formalmente chiesto al primo cittadino di riferire in merito alla recente inchiesta giudiziaria che ha investito l’amministrazione comunale, il Presidente del Consiglio ha impedito ai giornalisti presenti di effettuare riprese video e fotografie. Un divieto che rappresenta l’ennesimo tentativo di limitare la diffusione pubblica di una discussione evidentemente scomoda per l’attuale amministrazione. Impedire alla stampa di documentare un Consiglio comunale significa colpire direttamente il diritto dei cittadini a essere informati: “Sempre in tema di “trasparenza”, ricordiamo inoltre che la convocazione del Consiglio comunale straordinario del 27 febbraio scorso è stata pubblicata sui siti istituzionali soltanto tre ore prima dell’inizio dei lavori. E, ci viene da pensare, soltanto perché qualcuno sui social ha rimarcato l’assenza di qualsiasi comunicazione ufficiale. In ogni caso un tempismo oggettivamente insufficiente a garantire un’adeguata informazione alla città e alla stampa. Non siamo più di fronte a episodi isolati, ma a una gestione opaca e politicamente orientata dell’istituzione consiliare. Quando si limitano gli interventi, si respingono le commissioni di controllo, si consente ripetutamente che esponenti della maggioranza offendano e ingiurino i colleghi dell’opposizione, quando si tenta di spostare i punti scomodi e si impedisce alla stampa di documentare i lavori, si compie una scelta precisa: ridurre al minimo la trasparenza. Evidenziando con la pratica tutte le carenze di questa amministrazione. Investiremo formalmente il Prefetto della vicenda e valuteremo ogni ulteriore iniziativa istituzionale necessaria a ristabilire il rispetto delle regole. La democrazia non si amministra con il silenzio e le riverenze di parte, né si difende oscurando le telecamere. La città merita verità, rispetto e istituzioni che non abbiano paura della luce”.


