La nuova misura sulla riduzione della validità delle ricette mediche, in vigore nel Lazio dal 1° febbraio, è un colpo durissimo al diritto alla salute dei cittadini. A denunciarlo è Alessandro Cavaliere, Responsabile Sanità di Europa Verde Lazio che vede in questo provvedimento non una soluzione tecnica, ma un espediente contabile a danno dei pazienti.
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Il “Bluff” delle liste d’attesa
«Accorciare la validità della ricetta non significa curare più velocemente le persone, ma semplicemente cancellarle surrettiziamente dalle liste d’attesa quando i tempi della burocrazia superano quelli della biologia», dichiara Alessandro Cavaliere. «È un gioco di prestigio numerico: se la ricetta scade prima che il sistema trovi un posto, l’utente sparisce dalle statistiche del disservizio, ma il suo bisogno di cura resta intatto, costringendolo a ricominciare l’iter da capo, tra file dai medici di base e nuovi ticket».
Qualità della cura e dignità del paziente calpestate
Il provvedimento introduce, di fatto, un obbligo perverso: quello di accettare la prestazione ovunque capiti e con chiunque capiti, pur di non veder scadere il documento. «Si ignora totalmente il concetto di continuità assistenziale e di qualità della cura», prosegue la nota del Direttivo Regionale. «Un paziente ha il diritto di essere seguito da chi conosce la sua storia clinica e di chi si fida, specialmente nelle cronicità. Obbligare un cittadino di Roma a spostarsi in un’altra provincia per una visita con un professionista mai visto, solo per non perdere il diritto alla prestazione, è un’umiliazione che degrada la medicina a catena di montaggio».
Il privato: da integrazione a obbligo forzato
Si sottolinea con forza il rischio di una deriva forzata verso la sanità a pagamento. «Il privato deve rimanere un’integrazione al Servizio Sanitario Nazionale per abbattere le liste d’attesa per chi può e sceglie di usufruirne», insiste Cavaliere. «Ma non può e non deve trasformarsi in un obbligo sanitario di fatto. Chi non ha i mezzi economici per rivolgersi al privato non può essere lasciato indietro. La salute è un diritto costituzionale, non un lusso per chi ha la carta di credito pronta quando la sanità pubblica decide di alzare bandiera bianca accorciando i tempi delle ricette», conclude Alessandro Cavaliere.
Europa Verde Lazio chiede alla Regione un immediato ripensamento della misura e un investimento serio sul personale e sulle strutture pubbliche, affinché le liste d’attesa si riducano aumentando l’offerta e non diminuendo i diritti dei malati.




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