In occasione della 39a edizione di Goletta Verde di Legambiente, l’on. Zaratti (deputato di AVS e co-presidente di EV) e Giulia Persico (responsabile politiche del mare di EV Lazio) denunciano una situazione allarmante per le acque costiere del Lazio: il 50% dei campioni è risultato oltre i limiti di legge, gravi criticità nelle foci di fiumi e canali. Le cause principali sono depuratori inefficienti, scarichi abusivi e mancanza di controlli, mancati investimenti nella depurazione. Europa Verde Lazio chiede un piano strutturale che includa monitoraggi costanti, manutenzione degli impianti, educazione ambientale e tutela della biodiversità, controllo degli investimenti e l’istituzione di un tavolo di controllo permanente, collegando la crisi idrica alla crisi climatica. Tra le proposte: aggiornamento e rafforzamento del PTAR, controlli sugli impianti entro il 2025, monitoraggio dello stato degli investimenti, istituzione di un tavolo di controllo permanente, campagne di sensibilizzazione e integrazione del tema acque nei piani urbanistici.
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Zaratti e Persico: “Depurazione inefficiente e scarichi abusivi mettono a rischio salute pubblica, ecosistemi e biodiversità. Subito un piano regionale di intervento”.
I dati diffusi da Legambiente nell’ambito della 39esima edizione di Goletta Verde tracciano un quadro allarmante per la qualità delle acque costiere del Lazio: il 50% dei campionamenti effettuati tra il 14 e il 17 luglio è risultato oltre i limiti di legge, con 12 punti inquinati su 24, di cui 11 fortemente inquinati. Le criticità si concentrano in particolare presso le foci di fiumi e canali, dove 8 campioni su 12 sono risultati non conformi ai parametri microbiologici previsti dalla normativa.
I punti più critici si registrano in Provincia di Roma (Santa Marinella, Marina di Cerveteri, Ladispoli, Ostia-Fiumicino, Marina di Ardea, Anzio, Nettuno), in provincia di Latina (Latina, Formia, Scauri, Minturno) e a Tarquinia (VT), segnalando una pressione crescente sugli ecosistemi costieri e marini, spesso situati in aree ad alta frequentazione turistica.
Un problema strutturale, non contingente. Questi risultati confermano una criticità strutturale nel sistema di gestione delle acque reflue, dovuta in larga parte a:
● impianti di depurazione inefficienti o obsoleti,
● presenza di scarichi abusivi,
● mancato rispetto dei divieti di balneazione,
● assenza di controlli sistematici e diffusi.
Come evidenziato da Legambiente, in diverse località sono stati rilevati bagnanti in tratti di mare interdetti alla balneazione, a dimostrazione di una carenza nella comunicazione e nel monitoraggio da parte delle autorità preposte. Questo accade a pochi mesi dalla sentenza del 27 marzo 2025 con cui la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha sanzionato l’Italia per il grave e protratto inadempimento rispetto agli obblighi della direttiva 91/271 in relazione al trattamento delle acque reflue.
Devono essere attuati i piani di investimento dei gestori dei singoli ATO, specialmente quelli relativi alla realizzazione e implementazione dei depuratori per realizzare un sistema che permetta di portare la qualità, sia delle acque interne che di quelle marine, almeno al livello richiesto dalle Istituzioni europee. I gestori, infatti, attraverso la tariffa pagata dai consumatori, sono obbligati a realizzare investimenti in tal senso. Troppo facile incassare la tariffa e non realizzare (o realizzare parzialmente) gli investimenti necessari.
L’on. Filiberto Zaratti, deputato di Alleanza Verdi Sinistra del Lazio, e Giulia Persico, responsabile delle politiche del mare di Europa Verde Lazio, ribadiscono che la prevenzione non può ridursi a interventi straordinari o stagionali. È necessario un approccio integrato che tenga insieme:
● il monitoraggio continuo della qualità delle acque,
● la manutenzione ordinaria e straordinaria dei sistemi di raccolta e trattamento,
● l’educazione ambientale dei cittadini,
● la tutela della biodiversità acquatica e costiera.
In particolare, deve essere rafforzata la capacità ispettiva contro gli scarichi illegali, avviata una mappatura pubblica delle criticità lungo le foci fluviali e promossa una gestione ambientale responsabile dei territori costieri.
La salute del mare è strettamente legata alla resilienza degli ecosistemi e al contrasto ai cambiamenti climatici. Intervenire sulle fonti di inquinamento è oggi anche un atto di tutela verso la biodiversità costiera e marina, già minacciata dall’aumento delle temperature, dall’erosione e dalla crescente pressione antropica.
Le proposte di Europa Verde Lazio Europa Verde Lazio chiede alla Regione, alle Province e ai Comuni:
● un vero e costante aggiornamento e rafforzamento del piano regionale di
tutela delle acque (PTAR);
● la verifica dell’efficienza di tutti gli impianti di depurazione costieri entro
fine 2025;
● il controllo dell’attuazione dei piani di investimento dei gestori dei singoli
ATO;
● una campagna di sensibilizzazione permanente sui comportamenti corretti
da adottare in ambito domestico e turistico per prevenire l’inquinamento delle
acque;
● l’istituzione di un tavolo permanente di confronto sulle politiche del mare
composto da esperti del settore
● l’inclusione sistematica del tema della qualità delle acque e della biodiversità
nei piani urbanistici e nei PAESC comunali.
Europa Verde Lazio, da sempre impegnata nella tutela dell’ambiente e della salute pubblica, è a disposizione per collaborare con le istituzioni, le associazioni e le comunità locali per costruire un modello di gestione del mare e delle coste sostenibile,
partecipato e lungimirante.




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