Il 10 agosto Rocca Massima ha reso omaggio a Sigfrido Ranucci, noto giornalista e direttore del programma televisivo Report, conferendogli la cittadinanza onoraria nel corso di una cerimonia articolata in due momenti significativi: alle ore 18 la consegna simbolica delle chiavi della città e, in serata alle 21, il conferimento della tessera onoraria della Pro Loco.
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Un evento sentito e partecipato, che ha visto la presenza di numerosi cittadini, amici e rappresentanti dell’amministrazione comunale. Emozionato, Ranucci ha condiviso le sue sensazioni con il pubblico presente:
“Giornata piena di emozioni – ha detto Ranucci –Ho ricevuto davanti a una piazza gremita, la cittadinanza onoraria e la chiave della città, da parte dell’Amministrazione di Rocca Massima. Ringrazio tutte le amiche gli amici d’infanzia, il sindaco Mario Lucarelli, il vice sindaco Angelo Tomei. Ringrazio soprattutto per le motivazioni che rappresentano per me uno sprone a continuare a interpretare il mio lavoro nell’unico modo che conosco”.
Nei giorni precedenti, il giornalista aveva affidato ai social un messaggio personale, carico di affetto e memoria per il paese in cui ha trascorso momenti fondamentali della sua crescita: “Ricevo la cittadinanza onoraria a Rocca Massima, paese della provincia di Latina – aveva scritto nei giorni addietro Ranucci – dove a partire da quando avevo due mesi ho passato lunghi periodi dell’estate e della mia infanzia. Ho conosciuto gli amori, le amicizie, il senso e l’importanza della vicinanza e della solidarietà. Qui ho conosciuto e ho imparato ad apprezzare gli odori della natura, a rispettarla, e convivere e resistere a quel senso di precarietà che ti infonde. Ho imparato ad osservare le stelle nella volta celeste che domina senza inquinamento luminoso. Ho conosciuto il senso della morte e della pacificazione con la morte dopo aver riesumato mio nonno Sigfrido, tra i primi romani a scegliere Rocca Massima come buen refugio”.
“Ho conosciuto il senso della comunità con eventi sportivi, dal ping pong al tennis, alle interminabili partite a calcio su un improbabile campo di pozzolana e rocce che spuntavano insidiose dal terreno. In poche parole Rocca Massima è stata una meravigliosa palestra di vita. Anche nell’insegnamento alla resilienza. Quell’immagine di paese arrampicato sulla roccia trasmette contemporaneamente il senso di forza e di precarietà, ma con lo sguardo perennemente proiettato all’infinito come una fedele sentinella dell’anima. Grazie all’ amministrazione di Rocca Massima e alla Pro Loco Rocca Massima, per aver colto questo aspetto più intimo della mia esistenza”.
Una giornata densa di significato per la comunità e per Ranucci stesso, che ha saputo trasformare i suoi ricordi legati a Rocca Massima in parole toccanti, celebrando il valore di un legame profondo con il territorio.


