Domenica 23 marzo 2025 alle ore 11.30 al Teatro Villa Pamphilj di Roma presentazione del libro di Fabio Magnasciutti IAN C. pubblicato da Barta Edizioni. Seguirà il concerto dei Not Due che reinterpretano e riducono all’essenziale brani di Cure, Smiths, Dylan, Neil Young, Tom Waits, Nick Cave, Cohen e molti altri autori. Canzoni d’amore.
Il 23 agosto 1975, Ian Curtis, futuro frontman dei Joy Division, sposa Deborah Woodruff in una chiesa di Henbury. Ian diciannovenne, Debbie diciottenne. Nel 1977, nei primi mesi dell’anno incontra Peter Hook e Bernard Sumner con i quali, raggiunti da Stephen Morris, formerà la band Warsaw, presto rinominata Joy Division. Il 18 maggio 1980, Deborah rincasa con Nathalie di appena un anno e trova il corpo del marito, appeso alla corda per stendere il bucato. Sul piatto del giradischi giace The Idiot, primo album solista di Iggy Pop. La morte era così presente nella vita e nell’opera di Ian che viene da pensare alla scelta di una colonna sonora per la propria.
“Questo libro trae libera ispirazione dalle parole, dai passi, dagli occhi, dai dubbi e le paure, dall’amore e dalla folle danza di Ian Curtis che hanno accompagnato la mia, di vita. Non c’è bacio, lacrima, sconforto o speranza che non trovi sponda in un titolo dei Joy Division. Il testo e le immagini sono scandite dalle otto tracce dell’Iguana, solo otto rintocchi di campana, niente di più. In qualche modo è un libro sull’amore, sulla disperata ricerca di quello perfetto, qualunque cosa significhi. An ideal for loving”. Dichiara Fabio Magnasciutti.
Dall’introduzione al libro di Daniela Amenta: Ian Curtis aveva 23 anni il 18 maggio 1980 quando scelse di togliersi la vita nella cucina di casa sua al numero 77 di Barton Street a Macclesfield. Fabio Magnasciutti ne aveva 14 quando ha iniziato ad ascoltare i Joy Division. È stato solo per un periodo il fratello minore di Ian, poi nel corso del tempo ne è diventato il gemello, l’amico più grande, oggi quasi il padre. Un padre putativo che si prende l’onere di riascoltare The Idiot, otto canzoni in totale, riadattandole in forma di incisioni che paiono microsolchi, haiku con una scrittura che riecheggia quella di Ian, citazioni dense, amare. Chi sa ritroverà lo sguardo blu, allucinato, derelitto di Curtis, quella poetica inarrivabile. Testi e immagini per un libro in cui passione e morte si alternano come un giro di basso ossessivo, come un dolore intermittente, nell’eterna battaglia tra giusto e sbagliato. L’amore ideale che ci fa a pezzi, l’oblio che ci dovrebbe consolare ma che a volte si trasforma in un nuovo inferno. Perché forse, suo malgrado, Ian è diventato immortale. A lui Magnasciutti rende un omaggio fatto di carne e anima, senza tralasciare i suoi tormenti in un gioco di specchi crudo, vero, tagliente. E assoluto.



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