A marzo saranno 15 anni da quando, in una tabaccheria in via Fabio Filzi a Latina, la fortuna baciò 2 (ex amiche) con un Gratta e Vinci da mezzo milione di euro. Il caso non è stato solo espressione di felicità incondizionata ma è finito in Tribunale per la contesa della vincita. Il processo civile, per decretare chi “la spunterà” in questo braccio di ferro interminabile, si svolgerà tra pochi giorni. L’allora pm Chiara Riva ha aperto un’inchiesta ipotizzando il reato di appropriazione indebita, con metà dei soldi sotto sequestro. Da diverso tempo il processo penale è finito con la dichiarazione di non doversi procedere per intervenuta prescrizione.
La Corte Suprema, sotto il profilo penale nelle motivazioni della sentenza, ha osservato che In base al regolamento delle lotterie nazionali ad estrazione istantanea il pagamento delle vincite delle è effettuato legittimamente in favore del portatore del biglietto vincente. Nel caso in questione la circostanza che il biglietto fosse stato pagato con il denaro di una persona non è risolutiva per individuare il soggetto legittimato a riscuotere la vincita poiché il biglietto fu materialmente consegnato ad un’altra persona che lo presentò per la verifica della vincita. Questo tipo di ricostruzione, scrivono i giudici della Corte di Cassazione, non è idonea a sorreggere il giudizio di responsabilità degli imputati. Nel processo in Corte d’Appello, con la parte civile rappresentata dall’avvocato Renato Giugliano, i giudici dovranno decidere a chi spetta una parte dei soldi (svalutati rispetto al 2009).




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