Arrivano buone notizie per il Comune di Sermoneta e un barlume di speranza per quello di Sezze, i due Comuni lepini che sono stati interessati dall’aggiornamento delle graduatorie delle dimore, ville, complessi architettonici e del paesaggio, parchi e giardini di valore storico e storico-artistico che la Regione Lazio ha reso noto nei giorni scorsi. Per Sermoneta è arrivata la conferma che i tra i nuovi 20 beni accreditabili è stato inserito, oltre al Castello Caetani già in graduatoria, anche palazzo Ada Caetani, questo di proprietà del Comune. Tra i nuovi accreditati, Sermoneta vanta anche il primato di essere l’unico Comune in provincia di Latina.
Le buone notizie, però, riguardano anche il Comune di Sezze, che nella nuova lista si è visto aggiungere due progetti all’interno della graduatoria dei beni con riserva di accreditamento. Le due strutture interessate sono l’ex Monastero delle Clarisse e palazzo Rappini. Il dato, al di là del prestigio per il riconoscimento ottenuto e la possibilità di vedersi riconosciuti finanziamenti dalla Regione Lazio, assume anche un carattere simbolico per la città di Sezze. Le due strutture, infatti, di recente sono salite agli onori delle cronache: il monastero delle Clarisse e la adiacente chiesa di Santa Chiara perché scelte dal Fai e inserite nel progetto “I luoghi del cuore 2020”, mentre palazzo Rappini perché recentemente interdetto al pubblico per diversi problemi di carattere strutturale che probabilmente si potrebbero risolvere proprio con questa nuova opportunità. I due edifici di proprietà del Comune di Sezze sono stati inseriti con riserva perché sarà compito dei responsabili del bando regionale valutarne l’interesse culturale tuttora in corso, previa verifica per accertarlo.
Il bando regionale prende spunto dalla legge del 20 giugno 2016 sugli interventi di valorizzazione delle dimore, ville, complessi architettonici, parchi e giardini di valore storico e culturale della Regione Lazio e disposizioni a tutela della costa laziale, con particolare attenzione all’articolo 2 della stessa legge che prevede l’istituzione della rete regionale. Da questa, stando all’ultimo aggiornamento pubblicato sul Bur della stessa Regione, spiccano anche alcune importanti esclusioni, tra le quali il Castello Baronale di Maenza (di proprietà del Comune lepino) e palazzo Guarini Tacconi a Priverno (in questo caso privato). Entrambe le strutture non sono state inserite rispettivamente per mancata integrazione di documentazione già richiesta e per istanza non conforme alle prerogative che la commissione esaminatrice aveva stabilito per la procedura.




Devi effettuare l'accesso per postare un commento.