PROVINCIA, la posizione di “Civiche Pontine” sulla questione dei rifiuti

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Il mese di agosto è alle porte e in Regione si dovrà discutere del Piano Regionale sui Rifiuti. In questo scenario, si torna ad annunciare l’emergenza rifiuti che ha caratterizzato i nostri territori da anni a questa parte, strumento per determinare assetti provvisori poi durati per anni. Come esponenti delle Civiche Pontine, sentiamo la necessità e il dovere di chiarire alcuni passaggi non evidenziati nelle varie tappe di un percorso articolato e pieno di ostacoli. Anzitutto va riportata l’attenzione sulla direttiva europea che pone obiettivi virtuosi da raggiungere da parte dei comuni, province e regioni sulla percentuale di raccolta differenziata. Su questo aspetto, vanno riconsiderati a livello regionale e provinciale, la quantità di rifiuti di residuo secco conferiti nei siti di stoccaggio, considerando che l’obiettivo di ogni comune deve arrivare ad una produzione di differenziata del 65%. Sui siti di compostaggio invece va evitato il pericolo di diventare la discarica di altre provincie e regioni e, a tal fine, va modificata la normativa regionale sui quantitativi da conferire. Civiche Pontine auspica che per entrambe le tipologie di impianto il Piano Regionale dei Rifiuti affermi, con norme cogenti, il principio largamente condiviso e deliberato anche dalla Giunta Regionale, ovvero che il ciclo dei rifiuti deve chiudersi all’interno dell’ATO. Di fronte a questa situazione ci si dovrebbe concentrare ad indicare il sito per lo stoccaggio del residuo secco e la conseguente realizzazione dell’impianto, e lo si dovrebbe fare in maniera chiara e trasparente indicando i parametri e le specificità per la scelta del sito. Dal punto di vista politico, vogliamo ricordare che abbiamo più volte sottolineato la necessità di individuare in maniera condivisa quale percorso intraprendere per adempiere alla prerogative che l’art. 197 del Dls 153/2006 attribuisce alle Province”.

E’ quanto hanno sostenuto in una nota i sindaci e i consiglieri provinciali di “Civiche Pontine”, Damiano Coletta, Giada Gervasi, Domenico Guidi, Antonio Terra, Paola Villa, Ernesto Coletta e Rita Palombi, che hanno proseguito: “Tuttavia, nei mesi precedenti, si è arrivati a individuare dei siti senza aver definito a monte i criteri per una valutazione sull’area, utilizzando le emergenze degli impianti del Lazio come strumento di pressione che impedisce l’indispensabile serenità per una scelta tanto importante quanto necessaria. Alla vigilia dell’avvio della discussione del Piano in Consiglio regionale pare emergere in maniera non troppo velata un destino determinato a tavolino che non possiamo subire supinamente. Riteniamo che le energie dovevano convergere sull’individuazione del sito di stoccaggio, anziché impiegare gli organi Provinciali a lavorare su una proposta di legge regionale da parte del consiglio provinciale nelle cui more si prevede la possibilità di commissariare amministrazioni comunali che dovessero legittimamente opporsi ad una decisione calata dai vertici regionali per collocare una discarica dentro il proprio territorio. È evidente e necessario stabilire una coincidenza dei confini territoriali dell’ATO tra i comuni che la compongono ma, non crediamo sia così urgente da dover precipitare qualsiasi percorso condiviso e democratico trasformando un processo iniziato con presupposti di condivisione e trasparenza con un atto coercitivo nei confronti di alcuni comuni. Chi guida l’Amministrazione Provinciale dovrebbe lavorare ad individuare una soluzione condivisa, anziché costruire le condizioni perché a decidere siano gli eventi o le emergenze.

Nel chiedere massima trasparenza per gestire una fase non certo facile, ribadiamo la nostra proposta già sostenuta nelle varie sedi istituzionali: un sito collocato in contesto industriale, idoneo sotto ogni profilo tecnico/ambientale, preferendo, ove possibile, quelli già nella disponibilità pubblica. Al fine di procedere ad una concreta determinazione dell’area chiediamo di procedere dapprima convocando la Conferenza dei Sindaci e subito dopo sottoponendo al Consiglio Provinciale l’approvazione di un atto deliberativo. Vista la ristrettezza dei tempi dovremmo verificare con gli uffici regionali se è possibile procedere, per questa fase, indicando una rosa di tre siti prima dell’approvazione del Piano Regionale dei Rifiuti, per poi giungere alla definitiva indicazione dopo aver completato le valutazioni tecniche e politiche all’interno dei Comuni dell’ATO. Con questa proposta – conclude la nota – abbiamo l’intento di sgombrare il campo sull’esistenza di presunti accordi sulle nostre teste che avrebbero già deciso in maniera silente il futuro di un territorio contro l’interesse delle comunità locali, imponendolo con provvedimenti emergenziali artatamente determinati“.

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