APRILIA: il modello sanitario “Città di Aprilia ” durante il Covid-19 nel reparto Ostetricia e Ginecologia

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In tempo di Covid-19, con le polemiche conseguenti al triste fenomeno, si è evidenziato il problema del fallimento sanitario in alcune regioni e la necessità di un paradigma politico e organizzativo che tuteli la salute dei cittadini, soprattutto nei momenti di criticità. Il Coronavirus ha riempito le cronache ed è stato il protagonista assoluto delle critiche al sistema sanitario, trascurando però altri aspetti inquietanti della sanità nazionale: sono state interrotte le cure chemioterapiche a una grande quantità di pazienti oncologici, si è registrata  una riduzione degli accessi in pronto soccorso per sospetto infarto del miocardio per paura di contrarre il virus, sono stati annullati interventi chirurgici considerati di urgenza differibile che hanno protratto situazioni di disagio e dolore ai pazienti. Si parla di civiltà e ci si scandalizza quando i tabloid europei si esprimono “pragmaticamente” sulla gerarchia degli interventi di rianimazione ma, in realtà, il nostro sofismo tutto italiano agisce nel medesimo modo: quello di instaurare una priorità nell’assistenza sanitaria non sempre dovuta a una reale motivazione quanto a una mancata assunzione di responsabilità. Ma più che la natura gestionale, pubblica o privata che si voglia considerare, è il discorso annoso dell’esercizio della funzione di controllo e di guida delle strutture sanitarie che andrebbe analizzato, e la Casa di Cura “Città di Aprilia” è un esempio virtuoso. Consideriamo ad esempio il caso del reparto di Ostetricia e Ginecologia che, nonostante le problematiche in corso, ha registrato un numero record di nascite dovuta anche alla chiusura dei reparti maternità negli ospedali vicini. Ma la cosa degna di nota e che ho avuto modo di constatare personalmente è che la filosofia del reparto e di tutti gli operatori della clinica è stata quella di garantire assistenza medica e chirurgica a tutti pazienti giunti nella struttura con la medesima solerzia ed attenzione, anche quando si sarebbe potuto posticipare l’intervento sanitario alla luce dell’emergenza. Questa assunzione di responsabilità, in linea con le norme di prevenzione vigenti e con la creazione di zone protette per i pazienti Covid-19, ha permesso di risolvere situazioni che nella Capitale avrebbero avuto dei tempi biblici di attesa. Nel reparto di Ostetricia e Ginecologia diretta dal Dott. Testa sono state infatti accolte e curate patologie legate all’apparato riproduttivo femminile non solamente legate alla gravidanza. Ricordiamo che la  stragrande maggioranza delle problematiche mediche acute e croniche legate alla sfera femminile riguardano infatti un lungo periodo che va dall’adolescenza alla menopausa. Auspicando che certe felici eccezioni rappresentino la normalità, ci auguriamo che l’esempio della Casa di Cura “Città di Aprilia” possa diventare un case study per la sanità pontina.

Antonella Rizzo

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