Si inaugura venerdì 18 ottobre alle ore 17.00 al Museo Archeologico di Sezze la mostra “Sintonie” (a cura del Centro Studi S. Carlo da Sezze, regia di Ernesto Carlo di Pastina). La rassegna riunisce le opere di 10 pittori setini in dialogo con quelle dei maestri dell’arte contemporanea. A legarli il filo della ricerca che ha come denominatore comune il segno, il colore, la materia. La mostra va letta passando liberamente da un autore all’altro. La Sala del Mosaico ospita le opere di pittori setini, differenti per generazioni e scelte espressive. Ogni artista, invitato alla rassegna, ha sintetizzato con un’opera degli ultimi anni il proprio lavoro di ricerca. Si inizia con una tela di Tommaso Brusca e un disegno di Maria Giuseppina Campagna e si continua con i lavori di Luigina Cappelli, Cristian Cardarello, Silvio Frainetti, Raffaela Gentile, Sergio Mancini, Valter Marchetti, Alessandra Montesi, Claudio Pupatelli, Mario Tasciotti, Vittoria Lara Tomei. Si prosegue nella Sala dell’Ercole con acquerelli, tempere e tecniche miste di alcuni maestri dell’arte contemporanea. Accostato a un disegno di Umberto Mastroianni, una tecnica mista di Marco Diaco; vicino a una tempera di Remo Brindisi un colorato disegno di Nuccia Amato Mocchi, altra esponente della nuova figurazione. Poi due splendenti acquerelli di Aldo Riso e Anna Maria Tessaro di sapienza maestria tecnica, una tempera di Ernesto Treccani e un delicato ritratto di Rosita Sfischio. La Sala degli Amorini completa la cerchia dei maestri. Ecco una tela di Anna Salvati esponente del movimento Donna Agrà con Sante Monachesi, un olio di Susy Senzacqua Grandi nuvole dal ciclo dei cieli e un lirico paesaggio dai toni tenui di Pino Spagnuolo. E ancora Vanità, un dipinto di Maurilio Cucinotta tanto caro ai collezionisti. Al centro della Sala un bronzo ben riconoscibile di Annita Mechelli. Chiude la rassegna Cosmogonia ceramica raku di Maria Felice Petyx, in nome di Leonardo, per celebrare 500 anni dalla scomparsa del genio da Vinci. Sponsor della rassegna L’oasi del gusto e L’enoteca La botte.
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Giuseppe Massimini




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