La storia sociale di Bassiano raccontata attraverso i nomi delle sue famiglie. Sarà presentato sabato 31 marzo all’Auditorium comunale alle 11:00, il secondo volume del manuale: “Famiglie di Bassiano dal XVIII° secolo ad oggi”. L’opera raccoglie il testimone di quello che nel 2000 fu il primo volume redatto dal parroco di Bassiano Don Angelo Lambiasi. A condurre a termine l’attenta ricostruzione anagrafica delle famiglie bassianesi dal XVIII° ai nostri giorni, l’ex sindaco di Costantino Cacciotti, attuale presidente del Consiglio del Comune di Bassiano. Cacciotti, nel corso di questi ultimi cinque anni, ha consultato più di 20.000 schede anagrafiche. Sulle lapidi dei defunti ha cercato riscontri laddove la documentazione era lacunosa, ma soprattutto, si è avvalso della collaborazione dell’ex comandante dei Vigili Urbani, Vincenzo Bigioni e di Tiberio Colongi, che fino all’età di 98 anni, ha contribuito alla compilazione di un testo che guarda ben oltre il passato recente, arrivando ad affondare le ricerche al 1500. Il testo ricostruisce uno spaccato fedele della storia delle famiglie originarie di Bassiano e di quelle che vi hanno transitato, utilizzando i Registri Parrocchiali dei Battezzati e l’Archivio storico del Comune di Bassiano. “Abbiamo ricostruito la storia sociale di questo paese – spiega Cacciotti che precisa – sebbene sia solo un appassionato di Storia, ho sentito il dovere morale di riprendere un lavoro interrotto e grazie ai sindaci che mi hanno preceduto: Oreste Natalizi, Vincenzo Avvisati e all’attuale sindaco Domenico Guidi, abbiamo proseguito il cammino interrotto, dando identità tangibile alla storia sociale della nostra Comunità. Oggi lo studio di ricerca è un manuale che consegniamo alle future generazioni affinché non siano mai recise le radici che ci legano o ci hanno condotto in questo luogo”. Nel corso delle sue ricerche Cacciotti ha scoperto, ad esempio, che la famiglia più antica di Bassiano è la famiglia Bruschi, di cui vi è già traccia nel 1600 mentre i suoi discendenti ancora oggi vivono nel borgo medievale. Mentre al 1500 risale il nome di Pio Aldo Manuzio che in sé conteneva il cognome, Manuzio, un evidente tributo ad onorare la fama del più illustre concittadino emigrato un secolo prima a Venezia, inventore del carattere corsivo (aldino) e della misura in folio. Dalla sua ricerca storica Cacciotti ha potuto decifrare persino quale fosse il mese dell’anno in cui in genere venivano dati alla luce i bambini, facendo risalire la data del concepimento ai mesi di maggio-giugno. Affinché si consentisse alle puerpere di poter svezzare i bambini – che sovente morivano prima del secondo anno di vita – prima del ritorno della stagione invernale. Al tempo stesso la ricerca ha fatto riemergere quelle che fino a mezzo secolo fa erano antiche usanze del territorio, in questo non dissimili da quanto imponeva, per esempio, anche il Corano. Ovvero la facoltà di contrarre matrimonio tra cognati qualora uno dei due, con prole, fosse rimasto vedovo e l’altro nubile. Usanze derivate dalla necessità di garantire una continuità familiare nella trasmissione dell’eredità e nel rispetto dei doveri dei maschi di famiglia. Cacciotti nella presentazione del suo libro ricorda come: “Solo del 1864 vi fu il primo provvedimento unitario per l’istituzione del servizio anagrafico, emanato con Regio Decreto del 31-12-1864 n.2105, esteso dopo la “conquista” o “liberazione” di Roma del 1870 a tutto lo Stato Pontificio. Sebbene l’anno di svolta, per lo Stato Pontificio fu il 1870, quando i parroci delle Chiese, compreso il parroco di Sant’Erasmo di Bassiano, dove fino ad allora era stato esercitato il rito del Battesimo, vennero costretti, obtorto collo, a consegnare i Registri al Comune di appartenenza, che provvedeva in proprio alla registrazione delle nascite con un apposito Ufficio Anagrafe o di Stato Civile”.
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