“A giorni, l’apertura della campagna elettorale che ci accompagnerà alle Elezioni di Giugno non fa altro che rinsaldare una vecchia e consolidata situazione. E’ iniziata da qualche tempo la metodica caccia al candidato da parte di partiti, movimenti e aspiranti sindaci, con l’unico obiettivo di riempire più liste possibili; non in ragione dei programmi, o della posizione politica, ma esclusivamente per far aumentare il numero dei candidati capaci di captare voti e dirottarli verso un sistema di parentato che ha sostituito alle idee e ai programmi, fratelli, cugini, cognati e compari”. Questo è quanto tramite nota, Vittorio Accapezzato storico esponente del centrodestra ed insegnante in pensione, sottolinea sulla situazione politica in vista delle prossime elezioni amministrative. “Un sistema amministrativo senza colori politici, di strategia dei partiti che riescono attraverso liste civiche a piazzare malignamente almeno un candidato per famiglia a vantaggio dei designati di punta ben noti, per accaparrarsi con astuzia l’eventuale seggio, ottenuto grazie alla somma delle poche decine di voti raccolti dalle rimanenti aspiranti, misere e inconsapevoli vittime sacrificali di questo sistema. Stiamo assistendo a una lottizzazione delle liste civiche da parte di esponenti politici locali che in passato hanno governato, spesso male, o che hanno appoggiato in Consiglio comunale le precedenti Giunte. Scorgiamo proporsi le solite facce, sempre le stesse che si vedono immancabili da anni nei palazzi della politica. Assistiamo ai soliti scontri e ascoltiamo le consuete reciproche accuse di malgoverno, ma non troviamo alcuno dei passati Amministratori che si ritenga, nemmeno in parte, responsabile della situazione critica in cui versa la nostra Sezze. Sarà la solita campagna elettorale del promettere tutto e di più. Ci saranno i soliti sorrisi, la disponibilità di fraternizzare e la gara a chi le spara più grosse sapendo che poi non potrà mantenere gli impegni… i soliti inciuci per distribuirsi i posti in giunta. Ciò avviene perché i partiti sono scomparsi. La politica non è fatta e costruita nelle sedi sezionali e quindi, non dà la possibilità ai cittadini di misurarsi con le difficoltà e le complessità di una gestione amministrativa, di sentirsi protagonisti e responsabili di un processo collettivo ma poi all’avvicinarsi delle elezioni scatta la “caccia” al volto nuovo che “viene dalla società e non ha mai fatto politica”. E scatta la corsa alla formazione di liste civiche, con candidati a digiuno di politica e di esperienza. A elezioni avvenute, queste sempre si sciolgono il giorno dopo e l’eletto consigliere è solo a rappresentare se stesso. La lista civica serve ai partiti o ai candidati sindaci per attingere altri di voti che da soli non riuscirebbero a raggiungere. Quando si dà un voto a un candidato civico, non è una scelta politica, si votano il parente, l’amico, il compare e il vicino di casa ma non stai votando per loro, vai solo rinforzando qualcuno diverso, della sua lista, qualcuno che ha militato in precedenza nei partiti o direttamente la lista cui è collegato. Le civiche sono formate, in pratica da un gruppo di persone provenienti da percorsi diversi, che si uniscono elettoralmente, senza superare le contrapposizioni ideologiche, dei partiti e senza condividere idee ed esperienze, professionalità e competenza. Con questo stratagemma, ne consegue, che a essere eletti sono sempre gli stessi, che cercano ancora una volta di assicurarsi una poltrona in Consiglio comunale. Succederà che si formerà un consiglio comunale, dove il consigliere senza un partito, avrà debolezza interiore, non saprà schierarsi, si adatterà alla circostanza del “tengo famiglia” e sarà passivo o passerà alla maggioranza consiliare. E’ anche per questo che la politica si è rinsecchita e rischia di diventare esclusivamente un costoso strumento per la costruzione di sistemi di potere sempre più personalizzati. E’ un’amara realtà che guasta – conclude Accapezzato – priva di prospettive che segna il passo e blocca l’entusiasmo. È come se si fosse girato l’interruttore sulla posizione spento; la città è chiusa nell’inerzia e nella passività e nell’astensionismo. Speriamo, che si miri a dare un voto saggio per il bene della nostra Sezze, senza doversi sentir dire dopo le elezioni “ma in fondo era meglio quando si stava peggio”.
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