C’è qualche differenzia se nell’intestazione di un documento protocollato c’è scritto “interrogazione” o se c’è scritto “question time”, sede nella quale vengono discusse le interrogazioni? Evidentemente sì, stando almeno ai canoni del cervellone digitale che regola i flussi degli atti protocollati negli uffici del Comune di Sezze. L’amara verità è stata scoperta giovedì pomeriggio dai consiglieri Antonia Brandolini e Serafino Di Palma, che sulla loro pelle hanno potuto constatare quanto le parole siano importanti. Al momento della lettura delle interrogazioni presentate e protocollate all’ufficio preposto con la dicitura “question time”, infatti, il sindaco ha confermato di non aver ricevuto le stesse interrogazioni, leggendole la mattina stessa sul giornale, scusandosi perciò per il fatto di non essere preparato a sufficienza. Ovvia, ed assolutamente giustificabile, la rabbia dei consiglieri di minoranza, anche in considerazione del fatto che le domande presentate presupponevano delle risposte precise su temi particolarmente delicati, quali i lavori sulla 156 con interessamento dei pozzi idrici e il taglio dei platani su un altro tratto della stessa Strada Regionale dei Monti Lepini. Il sindaco ha assicurato che ai consiglieri verrà fornita risposta scritta, ma la situazione, unita all’ennesima richiesta di password per accedere agli atti, ha inasprito ulteriormente i toni tra il primo cittadino e i due esponenti del Gruppo Indipendente di minoranza. In un’altra interrogazione, in questo caso non persa nei meandri del protocollo, il sindaco ha risposto al consigliere Reginaldi sulla manifestazione in cui sono stati messi in mostra importanti documenti, confermando che da parte del Comune non sarebbero stati messi in campo tutti gli accorgimenti necessari per salvaguardare la sicurezza dei documenti.
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