L’azienda agricola interessata dall’ordinanza sull’abbattimento dei bovini dovrà rispettare quanto stabilito dal sindaco Andrea Campoli lo scorso 20 gennaio. E’ quanto ha deciso la prima sezione di Latina del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, che è stata chiamata a rispondere sul ricorso presentato dall’azienda cui, per il rischio di tubercolosi, era stato ordinato l’abbattimento dei capi infetti, 24 bovini, all’interno di un allevamento in via Nuova appartenente ad un 39enne di Sezze che ne conteneva 205. La decisione del sindaco era scaturita dalla relazione che l’Azienda Sanitaria Locale aveva presentato sulla situazione dei capi all’interno dell’azienda. Nell’ordinanza si imponeva il sequestro degli animali, l’isolamento o idonea separazione dei capi infetti, l’avvio dell’abbattimento dei capi riconosciuti infetti entro quindici giorni, la conseguente consegna al competente Servizio Veterinario le certificazioni di avvenuto abbattimento dei capi infetti. All’allevatore setino, inoltre, veniva ordinata la mungitura dei capi sani, mentre la mungitura dei capi infetti doveva essere seguita da disinfezione e gli animali presenti nell’allevamento allontanati dallo stesso solo per essere inviati direttamente ad un macello sotto vincolo sanitario. Il Tar ha deciso di rigettare la richiesta di annullamento dell’ordinanza a carico dell’Azienda Agricola Spagnoli Fabio. Nella sentenza si legge: “Considerato che da un sommario esame proprio della fase cautelare il ricorso alla luce dei risultati degli accertamenti diagnostici degli animali in vita, non appare assistito da parvenza di buon diritto, il Tribunale rigetta la domanda di tutela cautelare e condanna la ricorrente alle spese della fase cautelare, che liquida in complessivi 1.000 euro, oltre accessori di legge. L’ordinanza sarà eseguita dall’amministrazione ed è depositata presso la segreteria che provvederà a darne comunicazione alle parti”.
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