Cosa sta succedendo nel tratto interessato agli ultimi lavori della Strada Regionale 156 dei Monti Lepini proprio a ridosso delle falde acquifere e dell’impianto delle Sardellane? E’ solo una delle domande che nelle ultime ore si stanno ponendo i rappresentanti del Movimento Libero Iniziativa Sociale, Luigi Gioacchini e Lanfranco Coluzzi, che tornano a lanciare interrogativi e profonde preoccupazioni su un argomento già in passato trattato con dovizia di particolari e finito sul tavolo della Regione Lazio con diverse interrogazioni firmate prima dai Radicali, poi dal consigliere Fabrizio Santori. Le ultime indiscrezioni, partite dopo l’inizio dei lavori che tuttora tengono chiuso il nuovo ed il vecchio tratto della 156, dallo scalo di Sezze alle porte di Ceriara, sono state ulteriormente documentate con una serie di scatti effettuati nei giorni scorsi. La zona è quella del “ponte sul nulla”, così chiamato dagli stessi esponenti del movimento setino, che in una nota spiegano: “C’è una cavità carsica che chiaramente si è aperta. Dove c’era la montagna adesso c’è una sorta di gruviera e d’inverno più in alto esce addirittura vapore, tanto da sembrare un soffione boracifero. Non sappiano – affermano Coluzzi e Gioacchini – chi abbia eseguito i rilievi geologici, ma lì c’è chiaramente qualcosa che non va e si vede ad occhio nudo, soprattutto chi quella zona la conosce bene. Stanno facendo ancora più danno di quanto preventivabile. Come può essere giustificata una strada che passa in uno posto dove, tra piccole e grandi, ci sono 29 sorgenti?”. Sulla situazione della Monti Lepini è stato anche fatto un esposto, ma finora nessuno ha preso una posizione netta ed univoca, rassicurando anche su un eventuale danno ambientale: “Tutto il polistirolo che si vede nella trasmissione “Agorà” di RaiTre che fine ha fatto? Santori chiedeva ad Astral le garanzie che le acque non venissero inquinate, ma nessuno finora si è degnato di rispondere alle sue domande. Tutto questo e molto altro ancora – conclude la nota del Mlis – sta avvenendo fra il totale silenzio delle istituzioni, a una decina di metri dalle sorgenti Sardellane, proprio quelle che forniscono acqua potabile a mezza provincia e, con una “mano di grigio”, come a voler dire “occhio che non vede cuore che non duole”, si riduce al minimo il tremendo impatto ambientale. Le trivelle, in questo caso, le hanno conficcate direttamente nell’acqua potabile. E tutto tace”.
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