“Movimento libero Iniziativa sociale ha da anni incentrato la propria azione sulle “grandi opere” che interessano il Comune di Sezze. Proprio in questi giorni si è tornato a parlare di alcune di queste, in alcuni casi distorcendo la realtà dei fatti. Prima di entrare nel merito della questione ci preme sottolineare e ricordare che nei cassetti della Presidenza della Regione Lazio giacciono, sistematicamente inevase, diverse interrogazioni ed interpellanze, fatte da noi presentare tramite alcuni consiglieri regionali di opposizione, incentrate sulla cosiddetta “Nuova 156”, su quello che da noi è stato definito “Ecomostro-Anfiteatro” e sui lavori che interessano il nuovo depuratore”. Vanno dritti al punto i responsabili del Movimento Libero Iniziativa Sociale, Luigi Gioacchini e Lanfranco Coluzzi, che tornano a parlare delle innumerevoli battaglie compiute in questi anni: “Siccome si sta facendo confusione su queste particolari e delicate problematiche, riteniamo volutamente, è doveroso da parte del MLIS intervenire per fare chiarezza. Per quanto riguarda la SR156, tredici chilometri di strada nei quali sono stati finora bruciati 110 milioni di euro con il solo risultato di andarsi ad infilare in un budello, si sta determinando quel disastro ambientale che avevamo preventivato e denunciato. La documentazione fotografica che abbiamo fatto circolare in rete è molto esplicativa. Non contenti di un assurdo percorso che sovrasta le falde acquifere che interessano quell’area, nel tentativo mal riuscito di tirarsi fuori dal budello di cui sopra, stretto fra ferrovia Roma – Napoli, Lago Mole Muti e canali vari, su cui sono state depositate colate e colate di cemento anche in profondità, si è testardamente e irresponsabilmente proseguito nel disastro abbattendo il fianco del monte delle Quartara, dove nascono le Sorgenti delle Sardellane e sono posizionati diversi pozzi che forniscono acqua a gran parte della Pianura Pontina. La documentazione fotografica è chiarissima: si osserva il fianco della montagna completamente sventrato in profondità, che mostra diverse aperture carsiche. Dalla Regione non arrivano risposte, in particolare su eventuali pareri preventivi di carattere geologico ed ambientale. Appare incredibile che di fronte ad una situazione così grave nessuno stia intervenendo, a partire dalle autorità istituzionali preposte ai controlli per finire al Comune di Sezze. D’altronde, a tal proposito, cosa ci si può attendere da un sindaco, Andrea Campoli, che di fronte ad un altro disastro ambientale, ci riferiamo a quello dell’Ecomostro – Anfiteatro, dopo aver fatto nulla per impedirlo, di fronte alla richiesta di restituzione dei fondi, utilizzati dal Comune di Sezze ed elargiti dalla Comunità Europea, non ha niente di meglio da dire che a pagare non dovranno essere i cittadini? E ci mancasse pure! Mazzate e corna, dicono a Sezze. A pagare debbono essere tutti i responsabili del disastro, che vanno citati in giudizio per i danni arrecati: politici, tecnici, funzionari. La realtà è che nonostante le nostre denunce, puntualmente presentate dall’inizio della vicenda, quando l’attuale sindaco era consigliere provinciale e l’area, in quel periodo, era di proprietà della Provincia, e portate avanti nel corso degli anni con il supporto di consiglieri regionali che hanno sposato la nostra causa, il disastro è proseguito senza che nessuno le raccogliesse. In ogni caso la nostra caparbietà ha fatto si che intervenisse almeno la Comunità Europea e Campoli non tenti di fare il furbo chiamandosi fuori insieme a tutti i corresponsabili. Grazie all’impegno del MLIS oggi, finalmente, si torna a parlare anche del nuovo depuratore in fase di realizzazione, ma con lavori fermi da tempo. Veramente il problema è legato semplicemente ad una questione di fondi non elargiti? La richiesta di accesso agli atti fatta presentare in Regione dal consigliere Fabrizio Santori, a breve sarà evasa e staremo a vedere come realmente stanno le cose. Perché, soprattutto, non dimentichiamolo, anche in questo caso si è sventrata la dorsale di una montagna a rischio frane, zona rossa dove non dovrebbero essere posizionati collettori, ad alto interesse archeologico e paleontologico. Anche per questa delicata questione, come per le altre, c’è stato il solo interesse di Movimento libero Iniziativa sociale, nel silenzio generale e complice”.
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Simone Di Giulio





